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martedì 30 settembre 2014

Recensione: "Nel tempo dei lupi. Una storia al confine" di Giacomo Revelli



Bentornate nella mia Foresta Incantata, creature del bosco!
Eccomi di nuovo qua con una nuova recensione, questa volta di un libro ambientato nella mia zona scritto da un autore italiano. Mi era stato consigliato qualche mese fa, eccovi dunque il mio commento.



Autore: Giacomo Revelli
Editore: pentàgora
Pagine: 230
Prezzo:  12,00 euro

Trama: Guido, tecnico torinese, si reca sui monti alle spalle d'Imperia, in terra brigasca, dove incontra Giusè, detto "Burasca", e la femmina di un lupo. La storia è costruita sul confine tra la modernità delle tecnologie più avanzate e l'apparente immobilità del mondo pastorale, tra un giovane del nostro tempo e un vecchio che sembra provenire dal passato, tra Italia e Francia, tra l'umano e il selvatico, tra la deriva della ragione e la sapienza dell'istinto. Un romanzo di formazione, sul ritorno a origini che abbiamo dimenticato.

Voto:
Recensione
Ho scoperto "Nel tempo dei lupi" per puro caso, girovagando fra le bancarelle di un mercato delle pulci. Parlando con uno dei venditori, mi è stato consigliato questo libro, ambientato in luoghi che conosco e che frequento, ovvero nei dintorni di Triora. Chi mi conosce, sa quanto io ami le zone selvagge della Valle Argentina e del paese delle streghe, se poi tra gli ingredienti del libro aggiungiamo un lupo e il rapporto uomo-natura, il tutto assume per me un fascino irresistibile. Senza pensarci troppo su, dunque, ho ordinato il libro e ho iniziato a leggerlo subito, una volta preso in mano.
Vista su Realdo
"Nel tempo dei lupi" è un libro che sa conquistare il lettore, ma lo fa lentamente, facendosi pian piano strada nel suo cuore. Ci si accorge di essersi affezionati ai personaggi e ai luoghi della storia quando è ormai troppo tardi e le pagine che separano dal finale sono sempre di meno e la nostalgia nel nostro animo sempre più grande.
Revelli, autore emergente ligure, scrive con uno stile semplice e accattivante al tempo stesso, utilizzando un linguaggio ricco e a tratti quasi poetico. Sono numerose le frasi in dialetto, talvolta tradotte dall'autore, altre volte no, ma il significato è facilmente deducibile dal contesto o con un po' di arguzia. Pur abitando da sempre in Liguria, non ho mai imparato il dialetto della mia zona né ho avuto modo di sentirlo molto spesso, eppure sono riuscita a comprendere quasi ogni frase, quindi posso assicurare che la scelta linguistica non rappresenta uno scoglio per il lettore.
Il ritmo della narrazione è lento nell'incipit, ma diviene sempre più incalzante, tant'è che al lettore sembrerà quasi di leggere un giallo, rapito dagli eventi scaturiti dalla penna dell'autore.
Le vicende narrate si svolgono intorno a Realdo, paesino delle Alpi Liguri che affaccia sulla Valle Argentina. Come si evince dalla trama, la storia è semplice, pur celando al suo interno tematiche profonde e importanti. Protagonisti di questa storia, che mescola antichità e modernità, sono Guido Valperga, tecnico torinese che si occupa di installare antenne, e Giusé, soprannominato dai aompaesani Burasca, che vive isolato dal mondo insieme alle sue capre e alle galline ad Abenìn, nei pressi di Realdo. E' impossibile non affezionarsi a entrambi a storia conclusa.
Guido, figlio della modernità, ama il proprio lavoro e lo svolge con la convinzione che le antenne che egli stesso è incaricato di installare siano di aiuto all'umanità, un tassello fondamentale del progresso. Quando il titolare dell'azienda per cui lavora gli chiede di porre un'antenna in un paesino sperduto delle Alpi Liguri, Guido accetta senza farsi troppe domande, ignaro del fatto che quello che quello che sta per intraprendere non sarà solo un viaggio fisico, ma un itinerario alla scoperta di un'autentica saggezza e di un profondo cambiamento interiore. Sulle montagne, Guido incrocerà i suoi passi con quelli di Giusé Burasca, uomo anziano, contadino e allevatore dai modi burberi e schietti, che gli insegnerà un modo di comunicare del tutto nuovo per lui, un linguaggio antico, semplice e molto più diretto rispetto a quello portato dalla modernità e dalle antenne, nell'era di telefonini e di internet.
Muta spettatrice delle vicende narrate da Revelli, è una lupa: silenziosa, selvaggia e misteriosa, con la sua presenza sconvolgerà ogni certezza di Guido e Giusé.
Come dicevo, sono molti i temi e i significati che l'autore ha disseminato lungo il suo romanzo. Il sottotitolo di questo libro è "Una storia al confine". Revelli parla molto di confini nella sua opera: il confine tra l'Italia e la Francia, dove le vicende sono ambientate; il confine tra antichità e modernità, tra umanità e bestialità, tra civiltà e zone selvagge e incontaminate. Durante tutta la lettura, il lettore sentirà prepotentemente il confronto tra i confini, quelli reali e immaginari che l'uomo stesso ha creato, quelli ai quali la natura non obbedisce perché le leggi dell'uomo non hanno validità assoluta su tutto e sfuggono al suo controllo, a differenza di quanto egli stesso tenda a pensare. L'autore, tramite la voce dei suoi personaggi, induce il lettore a pensare sull'inutilità degli oggetti di cui l'uomo moderno si circonda, dando a essi un'importanza eccessiva e del tutto priva di senso. Le comunicazioni degli sms, del web, dei social network, non sono che fittizie. Grazie alle nuove e sofisticate tecnologie odierne, esse arrivano ovunque, ma l'unico ripetitore che non riescono a toccare è il più importante: quello del nostro cuore. L'uomo moderno è costantemente distratto dalla tecnologia, bombardato com'è da informazioni, messaggi e quant'altro. E' troppo occupato a "comunicare" per accorgersi della vita che gli scorre attorno, del tempo che scivola via e delle cose che davvero hanno importanza. Questo, Guido lo imparerà sulla propria pelle, confrontandosi non solo con il vecchio Giusé, che non sa neppure cosa siano internet e gli sms, ma anche dalla natura selvaggia che circonda Realdo, quella che mette a nudo l'uomo davanti all'essenzialità della vita più vera, costringendolo a rivalutare ogni certezza.
Un'altra tematica affrontata da Revelli, a me molto cara, è quella dell'importanza del lupo in natura e del suo rapporto travagliato e doloroso con l'uomo. "Nel tempo dei lupi" non parla di ecosistemi naturali né della rottura degli equilibri avvenuta per mano dell'uomo, eppure tutte queste cose sono presenti tra le pagine del romanzo. Il lupo, animale che più di ogni altro incarna l'idea del selvaggio, è stato vittima di crudeli persecuzioni da parte dell'uomo, a tal punto da aver rischiato l'estinzione. Grazie alla sua memoria genetica, questo splendido animale ha sviluppato una grande diffidenza nei confronti dei suoi persecutori, motivo per cui per molto tempo non si è più avvicinato al nemico a due zampe. Grazie all'opera di studiosi e ambientalisti, il lupo sta ritornando a popolare le nostre montagne, persino qui, sulle Alpi Liguri, è ormai accertata la sua presenza. Ma il pregiudizio e l'ignoranza sono rimasti i principali nemici del lupo anche ai tempi odierni, nell'era delle sofisticate tecnologie in campo agricolo e di allevamento del bestiame. Ci sarebbero fiumi d'inchiostro da versare sull'argomento, ma non voglio perdere il filo del discorso. Revelli, con delicatezza e semplicità, riporta in vita gli antichi conflitti tra uomini e lupi, riapre vecchie ferite non ancora rimarginate, e lo fa per indurre il lettore a riflettere. C'è tra le pagine del suo romanzo un'evidente critica nei confronti dell'irrazionalità umana, che continua con decisione a vedere nella natura più autentica una grande e incontrollabile minaccia. Eppure è proprio dalla Natura che tutti noi veniamo e a essa dovremmo ricongiungerci se vogliamo cambiare davvero le cose. Guido impara anche questo nel suo periodo di permanenza ad Abenìn, e sarà proprio lui a dimostrare che un cambiamento è ancora possibile, che la natura è pronta a perdonare gli errori umani come solo una madre paziente sa fare. Ho trovato profondamente emozionanti gli incontri di Guido con la lupa, volti a simboleggiare il ricongiungimento dell'uomo con il selvaggio che ognuno ha dentro di sè. Spesso si tende a pensare che sensibilità sia sinonimo di debolezza, attribuiamo spesso le emozioni forti e profonde alla natura femminile... in questo romanzo l'autore rovescia queste "credenze", donando la sensibilità a personaggi maschili, apparentemente forti e sicuri di sè, ma profondamente vivi e veri. La sensibilità di Guido lo indurrà a non abbandonare l'anziano Giusé Burasca alla solitudine, a prendere a cuore il suo bestiame e a inseguire una lupa sui monti. Sarà la sua sensibilità a infondergli il coraggio necessario per il cambiamento.
Al termine della storia, il lettore non potrà che sentirsi nostalgico e malinconico per aver abbandonato le pagine di "Nel tempo dei lupi", intrise di antichi profumi e natura selvaggia.
Valle Argentina, particolare
Il romanzo di Revelli mi ha ricordato per i personaggi e i temi trattati "L'uomo che piantava gli alberi" di Jean Giono, "Il passaggio dell'orso" di Giuseppe Festa e "La via del lupo" di Marco Albino Ferrari. Se avete letto e amato uno di questi libri, non potrete che innamorarvi anche di questo. 
C'è in queste pagine una ricerca importante, una conoscenza e una documentazione profonde non solo dei luoghi, ma anche delle tematiche affrontate. Non c'è superficialità in questo libro, cosa singolare in un'epoca editoriale in cui ogni cosa diventa un romanzo, in cui l'importanza dei contenuti passa sempre più in secondo piano per lasciare posto alle tendenze del momento.
Unica pecca del libro, non imputabile all'autore, è la scelta editoriale di non usare alcuna punteggiatura per i dialoghi, cosa che mi ha reso un po' difficoltosa la lettura.
"Nel tempo dei lupi" si rivolge a tutti, adulti e ragazzi, giovani e anziani. Consiglio questo libro a chi desidera una lettura che faccia evadere dal cemento cittadino, a chi ama le storie ambientate nella natura e a chi vuole dedicarsi a una lettura semplice e leggera, ma profonda per le riflessioni che suscita. Il libro saprà incantarvi come la prima nevicata dell'inverno, conquistandovi con il suo profumo di selvatico. 

L'autore gestisce un blog, "Baroni Rampanti". Il suo "Nel tempo dei lupi" è arrivato tra i finalisti al concorso letterario RAI "La Giara".

Che ne pensate? Lo leggerete?




giovedì 25 settembre 2014

Riflessioni autunnali

"Vivi la tua vita, lascia vivere ciò che deve vivere e lascia morire quello che deve morire. La Natura ci insegna la nascita, la morte e la rinascita di tutto il creato, il passare degli Inverni e delle primavere che noi condividiamo con il tutto, gioiamo del Cerchio della Vita e non temiamo la morte." 
Mai come oggi posso dire di aver imparato questa lezione di vita. In questi giorni il mio animo si sta allineando con le atmosfere autunnali; ogni giorno è una nuova riflessione, un nuovo pensiero. 
Questa mattina ero a casa della mia dolce metà e ho avuto modo di dare un'occhiata all'orto. Le piante di pomodori e di zucchine fino a qualche settimana fa erano rigogliose, verdi e cariche di frutti. Oggi invece appaiono secche, raggrinzite e infinitamente stanche. Anche quest'anno il loro ciclo si è concluso, stanno morendo per lasciare terreno alle piante invernali, o per attendere la rinascita primaverile nel ventre della terra. 
Quasi mi è dispiaciuto vederle in quelle condizioni, ormai del tutto prive del potente vigore estivo. Abbiamo accudito quelle piante per un'intera stagione, creature viventi e amiche che, in cambio delle nostre attenzioni, ci hanno regalato tanti frutti per sfamarci e rallegrare le nostre tavole. Eppure adesso è il momento di salutare questi verdi amici, perché è di un saluto che si tratta, non di un addio... 
La Natura non muore, si addormenta, attendendo il momento propizio per la rinascita. Per una frazione di secondo ho pensato, irrazionalmente, se potevo fare qualcosa per ridare a quelle piante lo splendore di qualche settimana fa, e subito si è fatta largo in me questa consapevolezza: "lascia vivere ciò che deve vivere e lascia morire ciò che deve morire." E' proprio così, in effetti. E allora non posso fare a meno di pensare che la Natura sia davvero una grande Maestra; il ciclo della Natura ci insegna i nostri stessi cicli, ci mette di fronte alla verità, permettendoci di pensare profondamente al nostro posto nel mondo. Apparentemente le piante dell'orto (ma anche tutte le altre) muoiono. Le foglie seccano e cadono al suolo insieme ai frutti, che marciscono. In realtà, foglie e frutti caduti costituiranno un ottimo nutrimento per le radici, ma soprattutto per il seme contenuto nello stesso frutto. Il nutrimento permetterà al seme di sopravvivere al rigore invernale, per rinascere poi con la Primavera. E se anche non rinascesse, quel seme sarà il nutrimento a sua volta di animali o microrganismi. Tutto si disfa e si rifà in Natura, tutto si trasforma e tutto ritorna. Con questa riflessione, avvenuta nel frangente di un attimo nella mia mente, ho avuto modo di pormi un'altra domanda, che si era già presentata in passato: anche l'anima umana, così come accade a ogni cosa in Natura, si ricicla? Io un risposta me la sono data... =)


martedì 23 settembre 2014

Aria di cambiamento

Bentornati nella mia Foresta Incantata!
State comodi dentro questo angolino magico che ha rinnovato il suo aspetto? Spero di sì ^_^ Come avevo già annunciato la scorsa settimana, ho un po' di cose da raccontarvi, un po' di novità da annunciarvi =)
Come molti di voi sanno, l'Autunno è la mia stagione preferita, quella che forse rispecchia meglio il mio animo. E a chi dice che l'Autunno è una stagione grigia, rispondo: non c'è niente di più falso! Tutto è in continuo mutamento, la Natura si veste di mille colori, caldi e freddi, deboli e intensi. E' impossibile annoiarsi con i cambiamenti delle foglie sugli alberi e con la comparsa dei funghi e delle appetitose castagne sulla terra boschiva =P Così come l'Autunno porta la trasformazione della Natura, anche l'umore cambia e, con esso, anche l'animo.
Come sapete, ho avuto dei lunghi periodi di pausa con il blog quest'anno, ho avuto modo di riflettere molto sulla mia Foresta Incantata e vi confesserò che ho pensato più volte di abbandonarla...
Pensa che ti ripensa, rimugina e riorganizza, alla fine con l'arrivo di questa stagione a me tanto amata ho capito cosa c'era che non andava più nel mio angolino, quello che una volta ritenevo speciale e unico.
Lo so, il discorso è un po' lungo, ma spero che vogliate leggere quello che ho da dirvi, visto che vi devo delle spiegazioni.
Sogni di una notte di Luna piena era nato in origine per essere un diario dei miei pensieri, un posticino dove essere me stessa, dove riversare originalità, creatività e fantasia. Purtroppo, con il tempo, ho perso sempre più di vista questi obiettivi, e il mio blog ha finito per diventare "uno fra tanti", uno spazietto pressoché simile a molti altri. E' divenuto a tutti gli effetti un blog letterario e, devo dire, la cosa ha sorpreso anche me, perché non mi sarei mai aspettata che arrivasse a diventarlo xD La lettura è da sempre una mia grande passione, ormai lo sapete, ma non è la sola. Riducendo il blog (non fraintendetemi, ho usato un brutto termine, lo so...) a uno spazio letterario in cui parlare quasi esclusivamente di libri ha spento la mia fantasia e, con essa, la mia voglia di lavorare tra queste pagine. Quello che prima era lo specchio (seppur ristretto) della mia anima, è diventato qualcosa che si discostava molto da me. Sogni di una notte di Luna piena non mi rispecchiava più, non mi soddisfaceva più scrivere in questo angolino, non mi dava nessun entusiasmo. Le rubriche erano sempre fisse, sempre le stesse, ripetitive. Insomma, ho smesso pian piano di scrivere e di appassionarmi alla blogsfera, ma nonostante tutto non mi sentivo appagata dal mio abbandono. Continuavo a sentire il bisogno di scrivere, di mostrare qualche frammento di me qui sul web... in fondo, il blog mi ha dato tanto in questi anni, mi sembrava di essere ingrata a non provare a dare al mio spazietto una nuova vita. Ci ho pensato davvero per mesi, mi lambiccavo il cervello alla ricerca di un'idea, di uno stimolo propulsore per riuscire a riprendere il ritmo di prima con i post e tutto il resto, finché non è arrivato l'Autunno, a portarmi le risposte che cercavo.
Le soluzioni ai miei problemi si concentrano tutte in una parola, molto autunnale tra l'altro: cambiamento. Ecco tutto, la cosa di cui avevo più bisogno era il cambiamento. Ho capito che quello che mi serviva era un "ritorno alle origini", una riconciliazione con il blog dei miei primi post. Ci credete che mi sento rinata ed entusiasta adesso, nello scrivervi questo post? =)
Avuta questa piccola rivelazione, ho cominciato a riorganizzare nella mia testa (e sì, anche nell'agenda del blog che tengo sempre sulla scrivania) tutto Sogni di una notte di Luna piena. Ho deciso di impegnarmi a cambiare la grafica e, una volta cambiata quella, di rimettermi in riga e rivoluzionare anche tutto il resto, perché il mio blog deve essere un diario, non un giornale pieno di rubriche monotematiche! 
Purtroppo ho avuto seri problemi con i programmi di grafica del computer, quindi per mesi non ho potuto dare un tocco diverso e stagionale all'aspetto del blog, per fortuna però mi sono riconciliata con la tecnologia (almeno per ora...) e sono riuscita a ottenere il risultato che vedete e che mi rende oltremodo felice ^_^
Sia questo nuovo vestito del blog un nuovo inizio, un augurio di buon auspicio ai mutamenti che adesso passo ad annunciarvi.

Per l'ennesima volta (speriamo l'ultima xD) cosa cambierà in Sogni di una notte di Luna piena?

- Ovviamente, visto che amo i libri, continuerò a postarvi le recensioni delle mie letture
- A proposito di letture, ho deciso di riprendere a collaborare con alcune Case Editrici in modo attivo; mi riferisco alle Case Editrici che pubblicano soprattutto saggi, visto che sto intraprendendo un certo percorso di cultura personale
- Ho deciso di mantenere la rubrica Il Gufo Postino, anche se diventerà pressoché saltuaria, per non affollare troppo il blog con i post di natura letteraria
- Manterrò le rubriche sulle citazioni, quindi anche Il Riflesso dell'Anima
- Vorrei riprendere a pubblicare video... non che vi interessi vedere la mia brutta faccia, ma se riesco vorrei farlo, in occasione di alcuni progetti che ho in serbo per voi (sempre che io riesca a metterli in pratica =P)
- Ho intenzione di pubblicare più post liberi, cioè che non appartengano a una rubrica in particolare, ma che vi rendano partecipi dei miei pensieri e delle mie riflessioni
- Tempo permettendo, voglio riprendere a pubblicare più frequentemente la rubrica Mondo di Cristallo e aumentare i post riguardanti la Natura
- Ribadisco la decisione che avevo già preso mesi fa: non voglio darmi una cadenza fissa per le rubriche, e non tornerò a pubblicare tanti post come prima visto che, come dicevo, ho molti interessi da coltivare. Stare sul blog richiede molto tempo, e ho bisogno di continuare a portare avanti anche gli altri miei interessi, almeno fino a quando mi sarà possibile farlo.
- Voglio riprendere la rubrica La Soffitta Incantata, se riesco a strutturarla come si deve =)

Per il momento, credo sia tutto =) spero vivamente di riuscire a mantenere le promesse date, questa volta, e di tornare attiva ed entusiasta del mio magico angolino.
Detto questo, auguro un felice Autunno a tutti voi, sperando che vogliate continuare a seguirmi, nonostante la piccola rivoluzione in atto tra queste pagine sognanti ;)
 A presto, creature del bosco!


martedì 16 settembre 2014

Recensione: "Il Cavaliere Irlandese", di Juilene Osborne-McKnight


Bentornate nella mia Foresta Incantata, creature del bosco!
Eccomi di nuovo qua con una recensione, questa volta di un libro che ho trovato per caso in una bancarella dell'usato e che piacerà a tutti coloro che amano l'Irlanda e le sue leggende =)



Autore: Juilene Osborne-McKinght
Editore: Piemme
Pagine: 399
Prezzo:  12,90 euro

Trama: Irlanda, V secolo. Sull'altura che sovrasta un piccolo monastero compare un giorno un cavaliere. È giovane, biondo, un'immagine di bellezza e di forza. Ma quando si avvicina ai monaci che lo guardano intimoriti uno straordinario cambiamento avviene in lui. All'improvviso si trasforma in un vecchio e, quando si presenta, lo stupore dei monaci aumenta a dismisura. L'uomo è Ossian, il poeta, grande cantore delle gesta dei cavalieri di Fianna, tornato dal mondo di Altrove per raccontare a Patrizio, abate del monastero, le storie del tempo in cui l'Irlanda era una terra di eroi, i druidi dettavano legge ai re, e il loro canto era incantesimo e magia. Un tempo in cui demoni spaventosi si aggiravano nella notte seminando terrore e devastazione e solo guerrieri dal cuore puro potevano fermarli. Ma Patrizio stenta ad ascoltarlo. Rapito in giovane età nella sua Bretagna, tenuto schiavo per ben sedici anni, cova un profondo astio nei confronti degli irlandesi, nonostante una voce interiore l'abbia spinto a tornare per diffondere la parola di Dio.Saranno le storie di Ossian, il racconto delle imprese di Fionn Mac Cumhail, mitico capo dei Fianna, le sue battaglie e l'amore appassionato per la bellissima moglie Sabh, a conquistarlo, schiudendo davanti ai suoi occhi un universo di mistero e riconciliandolo con ciò che gli ha riservato il destino.

Voto:
Recensione
Non mi sarei mai aspettata di trovare questo libro, ormai fuori catalogo, tra le bancarelle dell'usato ma soprattutto non avrei mai pensato che mi sarebbe piaciuto così tanto, cambiandomi in un certo senso.
Inizio questa recensione facendo un piccolo appunto riguardo il titolo; trovo infatti di gran lunga più appropriato quello originale, "I am of Irelaunde" (Io sono d'Irlanda). Quello scelto per la versione italiana è quasi del tutto privo di senso, inoltre devia l'attenzione del lettore.
Il linguaggio usato dall'autrice è semplice, senza troppi fronzoli, così come del resto appare l'intera storia. Il tono della narrazione diventa a tratti fiabesco, incantando il lettore e avvolgendolo con la sua magia dal sapore antico. Nonostante non si tratti di un romanzo avventuroso e colmo di colpi di scena, si lascia leggere velocemente, incuriosendo il lettore con le leggende su Fionn Mac Cumhaill, raccontate da Ossian.
I personaggi che compongono questa storia non sono molti, e sono tratteggiati in modo delicato dall'autrice. Protagonisti delle vicende narrate sono Patrizio, Ossian e Fionn Mac Cumhaill. Il primo, scontroso, burbero, altezzoso e spesso sprezzante verso la cultura irlandese e la religione pagana, avrà modo di riconoscere i propri limiti e di evolvere notevolmente come personaggio. Sebbene non si possa certo dire che io lo abbia ritenuto simpatico, devo ammettere che abbia apprezzato molto la sua presenza tra queste pagine, il suo carisma e la sua fedeltà al suo credo.
Il personaggio che forse ho amato di più è Ossian, il celebre e leggendario cantastorie, figlio di Fionn. Per tutta la durata del romanzo, l'anziano bardo narra a Patrizio le avventure dell'amato padre, e lo fa con una dolcezza e una nostalgia tali da coinvolgere emotivamente anche il lettore. Nelle storie di Ossian ci sono tutta la magia del ciclo arturiano e la malinconia di un popolo che vive il passaggio da una religione politeista a una monoteista. Ossian è il testimone di un cambiamento radicale e definitivo  della società, e non può che soffrire del mutamento che avviene sotto i suoi stanchi occhi. I luoghi che hanno visto protagonista il padre, l'eroe Fionn Mac Cumhaill, di numerose gesta dalla profonda morale sono ridotti in rovina, accartocciati su se stessi come pagine strappate da un vecchio libro di storia. Le festività pagane, di ritrovo e comunione con la natura, di balli e canti tradizionali, lasciano il posto al culto del nuovo Dio che, attraverso Patrizio, è arrivato in Irlanda per unificare i popoli sotto un'unica bandiera, quella della cristianità. Nonostante ciò, Ossian non prova risentimento verso Patrizio, che invece considera alla stregua di un figlio. Da qui si deduce la profonda saggezza del cantastorie, un uomo attaccato alle sue origini e all'amata patria, ma lucidamente consapevole del cambiamento che verrà.
L'ultimo protagonista che resta quasi sullo sfondo e che rivive tramite i racconti di Ossian, è Fionn, leggendario eroe del ciclo feniano appartenente alla mitologia irlandese. L'autrice riporta in vita le sue gesta, la sua vita e le sue innumerevoli avventure, facendole raccontare dal figlio, ormai anziano. Fiero, generoso e non privo di un grande coraggio, il magnanimo Fionn catturerà l'attenzione del lettore e saprà stupirlo più volte.
Tra i personaggi secondari troviamo la druida Ainfean, che più volte indurrà Patrizio a rivedere le proprie credenze spirituali, e il piccolo Benin, allievo di Patrizio dalle spiccate intelligenza e sensibilità. Tra le pagine de "Il Cavaliere Irlandese" ritroviamo anche i personaggi dell ciclo feniano, come Cormac Mac Art, Cailte, Diarmuid e Goll Mac Morna.
Sono molti i temi affrontati dall'autrice in quest'opera così delicata, ma al contempo profonda. In primo luogo, l'autrice confronta la religione cristiana con il paganesimo. Tutte le vicende ruotano intorno al perno della spiritualità e, più di una volta, l'autrice induce il lettore a riflettere sui dogmi e sull'origine della religione cristiana. Era difficile rendere in modo efficace tale confronto, e l'autrice ci è riuscita nel migliore dei modi. Non c'è risentimento tra le pagine del suo libro, non c'è astio, solo un sincero confronto tra cristianesimo e paganesimo, volto a far riflettere i lettori su alcuni controsensi del primo e sulle debolezze del secondo. Tra i temi che vengono sfiorati nel romanzo vi sono l'amore per la patria e per la famiglia, la morte, l'orgoglio, il coraggio, il rimpianto e la fedeltà.
La trama è ricca di flashback e non priva di colpi di scena che sapranno sorprendere il lettore.
Per quanto riguarda il target, si tratta di un romanzo facilmente godibile da adulti e ragazzi. Lo consiglio a chi ama l'Irlanda e le leggende ad essa correlate, a chi ama il ciclo arturiano, che questa lettura un po' mi ha ricordato, e a chi ha voglia di una lettura "spirituale" ma leggera, una dolce e malinconica storia dal sapore antico e fiabesco da gustare a fine estate o durante le fresche e piovose giornate autunnali.

Voi che ne pensate? Lo avete letto?




lunedì 15 settembre 2014

Chiacchierando

Buongiorno creature del bosco!
Come state? La vostra Mirial sta passando un periodo davvero confusionario e indaffarato, il tempo per stare sul blog è sempre meno, ma siete sempre nei miei pensieri!
Oggi ricomincia la scuola per molti di voi (io la scuola l'ho finita da un po' =P), è un giorno di nuovi inizi, e spero che nei prossimi mesi possa accadere qualcosa di bello anche a me, ormai sono da troppo tempo in attesa di novità, prima o poi arriverà anche il mio momento, no?
Aspettando che la mia vita finalmente cambi e che la ruota inizi a girare anche per me, mi sto dedicando ai miei interessi, sto leggendo molti saggi e studiando per puro piacere personale; sono contenta di poter continuare le collaborazioni con alcune Case Editrici, che restano proficue, e sono felice di arricchire il mio bagaglio personale. Alla fine di agosto sono andata a trovare la mia gemellina Reina del blog Il Portale Segreto, siamo state molto bene insieme, mi dispiace non potervi lasciare degli scatti, anche perché non abbiamo fatto molte foto, prese com'eravamo dall'entusiasmo dell'essere vicine xD
Tornata dalla mia piccola vacanza, sono iniziati i preparativi per la partenza di mia sorella; Yvaine del blog Il Pozzo dei Sussurri sta per trasferirsi in un'altra città per affrontare il suo primo anno da universitaria, roba da non scherzarci su, insomma u_u Scherzi a parte, le cose da fare sono sempre tante, e la vostra Mirial è immersa tra scatoloni, pentolame, lavatrici e quant'altro xD 
Non disperate, dunque, se mi vedete poco attiva e ripetitiva, confido di riuscire a tornare sul blog prossimamente, quando la situazione si sarà stabilizzata un po'. Ci sono anche molti cambiamenti che vorrei fare qui nella mia Foresta Incantata, ma vorrei prendermi tutto il tempo per pensarci prima di renderli ufficiali.
Spero che abbiate passato delle buone vacanze quest'estate, nonostante il tempo ballerino dei mesi estivi =) Vi auguro un buon rientro a scuola, o a lavoro, dipende dai punti di vista =P
Non mi resta che salutarvi calorosamente, con la speranza di tornare carica molto presto!



giovedì 4 settembre 2014

Il Gufo Postino # 63


Bentornati in questa Foresta Incanta, creature del bosco!
Torno sul blog con questa rubrica, che altro non è che la mia versione di "In my mailbox". Per chi ancora non la conoscesse, ecco di cosa si tratta: il Gufo Postino consiste nel presentare i libri acquistati, regalati, prestati o ricevuti.... per rendere più accattivante la presentazione, io e la mia sorellina Yvaine del blog Il Pozzo dei Sussurri abbiamo pensato di lasciarvi, insieme alla trama, anche l'incipit dei libri in questione, di modo da darvi un piccolo assaggino ^^ La rubrica verrà postata da me il giovedì, ovviamente i giovedì in cui il Gufo Postino mi avrà mandato qualcosa =)

Questi libri sono frutto di uno scambio =)

Trama
Nel cuore dell'Africa, tra le foreste equatoriali e le nebbie che ricoprono i monti Virunga, vivono alcuni tra gli animali più rari e misteriosi: i giganteschi gorilla di montagna. Dian Fossey, una giovane donna di grande coraggio e determinazione, decise di dedicare la sua vita a queste creature schive e sconosciute, per studiarne le caratteristiche e il comportamento e per difenderle del pericolo dell'estinzione. Con l'incoraggiamento del celebre antropologo Louis Leakey, nel 1966 Dian Fossey abbandonò il suo paese, il lavoro e la famiglia, per trasferirsi in una capanna a 3500 metri di altitudine, nel campo di Karisoke, al confine tra Ruanda e Zaire: quella capanna sarebbe diventata la sua casa, fino al 28 dicembre 1985, quando "l'amica delle enormi scimmie nere dagli occhi pieni di luce" venne assassinata, in circostanze ancora oscure. Per vent'anni Dian Fossey ha diviso la sua esistenza e le sue emozioni con gli animali forse più simili all'uomo. E' riuscita ad avvicinarli lungo gli impervi crinali dei vulcani spenti, ha superato pazientemente la loro diffidenza, guadagnando giorno dopo giorno la loro fiducia.Ha saputo capirli e amarli. E ha anche saputo difenderli, affrontando le malattie, i pericoli e le difficoltà di una terra splendida ma selvaggia: ha lottato contro la ferocia dei bracconieri e la brama degli allevatori, ha respinto l'invadente curiosità dei turisti, si è scontrata con l'invidia dei colleghi. Questa donna affascinante e intelligente, ma anche rabbiosa e passionale, sempre sorretta dalla consapevolezza che tutte le creature che vivono sulla Terra sono interdipendenti, ha saputo realizzare il suo sogno e vincere la sua battaglia: ha salvato i gorilla di montagna ed anche il loro ambiente naturale, un tratto di foresta preziosissimo per l'ecologia dell'intero pianeta. La vita di Dian Fossey, malgrado il tragico finale, è una meravigliosa avventura, che ha per protagonisti il fascino e le violenze dell'Africa Nera, la bellezza e la crudeltà della natura e degli uomini, e soprattutto una donna eccezionale. Alla biografia di questo straordinario personaggio è ispirato il film "Gorilla nella nebbia", protagonista Sigourney Weaver,

Incipit:
Non sono stati il destino o lo spirito d'avventura a portarmi in Africa. Desideravo intensamente vedere gli animali selvaggi e vivere con loro in un mondo non ancora interamente cambiato dall'uomo. Credo, però, che il mio vero desiderio fosse quello di tornare indietro nel tempo. Fin da bambina mi ero fatta l'idea che l'Africa significasse proprio questo.




Trama:
Un po' brutto anatroccolo, un po' Jonathan Livingston, Stella vive per portare sulla Terra i colori vividi della Luce, liberandoli in cielo come fuochi d'artificio, come dita colorate che accarezzano il mondo dall'alto. Bambarén, grande affabulatore amico degli animali, incanta come sempre con le sue storie e suggestioni ispirate alla Natura, e rinnova il piacere di misurarsi sui grandi nodi esistenziali. Stella, una giovane pennuta un po' goffa e impacciata, detesta le sue piume colorate che la rendono così diversa da quelli della sua specie. Ma con l'aiuto del saggio gufo Abramo impara ad apprezzarle e a comprendere di avere una missione da compiere che la porterà a volare lontano dal nido e dagli animali suoi amici della fattoria dell'Eden. Appena conquistato il "brevetto d'ali" decide di andare incontro al suo misterioso destino, incrociando sulle strade della vita il topo di città depresso, lo scoiattolo impiccione, i gabbiani presuntuosi e vanesi, ma soprattutto alcuni pastori che seguendo il richiamo della cometa giungeranno, come la minuscola creatura, fino alla stalla della Natività. Testimone del miracolo di un Dio fattosi uomo e della meravigliosa legge dell'amore che insegna a vedere nell'altro un fratello, Stella scopre che non c'è creatura che non possa rendere il mondo migliore, semplicemente essendo se stessa.

Incipit:
Non so se tu sei d'accordo con me, ma io sono proprio sicuro che il Paradiso sia un luogo gremito di anime gentile, che un tempo sono stati uomini, animali o piante quaggiù. Sì, lo so che a scuola e al catechismo ci insegnano che il regno dei cieli è riservato solo a chi è stato uomo o donna sulla Terra, ma io ho i miei dubbi in proposito.



Trama:
"Scorrazzavo per la pianura lombarda come un cane da tartufo, tenendo un accurato diario di tutto ciò che riuscivo a trovare, l'altezza e la posizione dei nidi, il numero delle uova o dei piccoli, l'aspetto delle uova e naturalmente la specie dell'uccello, pronto a rivolgere l'attenzione a qualsiasi altro oggetto di interesse naturalistico: un ramarro, una raganella, un crostaceo insolito ecc."
Una irresistibile vocazione, quella di Renato Massa, che sin dai primi anni dell'infanzia lo vide appassionarsi all'osservazione del mondo animale e in particolar modo a quello degli uccelli. In questa insolita autobiografia, l'autore narra in uno stile vivace e scorrevole le sue avventure a contatto con il mondo animale, non sono in Italia, ma anche in vari paesi del mondo.

Incipit:
Il mio ricordo più remoto - a meno che non sia stato un sogno - è un lussureggiante, antico giardino del lago Maggiore, uno di quei parchi ricchi di immense piante esotiche sempreverdi piantate su un ripido pendio chissà quanti anni fa.



Trama:
Ho scritto questa storia per amore del popolo ligure e in particolar modo per amore verso il mio paese natale: Dolceacqua. Le radici dei Liguri vanno oltre quelle cristiane e affondano nel culto della Dea Madre, della Madre Terra già dall'alba della nostra civiltà. Questa è una storia inventata che però tiene conto dei ritrovamenti archeologici. Le narrazioni e i racconti ci sono pervenuti sino ai nostri giorni mediante la tradizione orale. La datazione dei fatti e l'accostamento con i personaggi storici non rispetta l'esatta cronologia. I tempi sono stati notevolmente ravvicinati per consentire al lettore una narrazione creativa.

Incipit:
Potevo contare già dodici primavere, e la mia vita di ragazza forte e robusta scorreva serena, felice e spensierata. Vivevo nel castellaro edificato in cima d'Aurin, cotto la protezione della mia tribù di Liguri Montani. Trascorrevo gran parte della giornata dedicandomi ai giochi all'aperto, in compagnia di alcuni miei coetanei che risiedevano nel mio piccolo borgo, e di altri che abitavano sulla vetta di un colle poco discosto.



Voi che ne pensate?  Li conoscete? 

martedì 2 settembre 2014

Recensione: "Pippi Calzelunghe" di Astrid Lindgren


Bentornate nella mia Foresta Incantata, creature del bosco!
Passo di qua per recensirvi un libro che ho avuto modo di rileggere qualche tempo fa, un altro romanzo classico per ragazzi =)



Autore: Astrid Lindgren
Editore: Salani
Pagine: 272
Prezzo:  8,50 euro

Trama: "Un tempo avevo paura di rimanere in casa da sola, ma ora non più, perché Pippi è con me" ha scritto ad Astrid Lindgren una bambina giapponese. "Pippi Calzelunghe" è un libro conosciuto in tutto il mondo e tradotto in 54 lingue, di cui l'ultima dell'elenco è lo zulù. Anche voi troverete in Pippi una compagna forte, allegra, furba e ricchissima; vive sola a Villa Villacolle e non ha paura di niente: sta benissimo anche senza genitori, perché così nessuno le dice quando è ora di andare a letto o le insegna le buone maniere, che non servono a nulla se non si è veramente generosi. E Pippi, appunto, lo è. Leggete le sue avventure e vi sentirete, come lei, tanto forti da sollevare un cavallo.

Voto:
Recensione
L'autrice utilizza un linguaggio semplice per la sua storia, che si rivolge a un pubblico giovane. Lo stile della Lindgren è fresco e fantasioso, così come la protagonista del libro.
Per quanto riguarda il ritmo della narrazione, non si può certo dire che esso sia incalzante, poiché le vicende di Pippi Calzelunghe constano di piccoli e divertenti episodi che raramente sono connessi gli uni agli altri, quasi come le puntate di un cartone animato. Questo permette ai piccoli lettori di leggere il romanzo della Lindgren a piccoli bocconi, senza mai annoiare. Per questa sua caratteristica, è un libro perfetto da usare come lettura della buonanotte.
Le descrizioni non sono mai pesanti né prolisse, scritte con gli occhi dei bambini, sono divertenti, esilaranti, spesso curiose e caricaturali.
I personaggi delineati dalla Lindgren non sono molti e, a dire il vero, neppure così profondi e caratterizzati. L'intento dell'autrice infatti è puramente ludico, il che giustifica la scarsa profondità psicologica dei suoi personaggi. Il romanzo, infatti, è nata dalla richiesta della figlia dell'autrice, che desiderava ascoltare fiabe non tradizionali prima di coricarsi. La Lindgren inventò dunque il personaggio di Pippi Calzelunghe, bambina stramba e irriverente, che ha raggiunto la sua indipendenza trasferendosi a Villa Villacolle, dove abita in compagnia di un cavallo e una scimmietta. Pippi è divertente, fuori dalle righe; ride sempre e ha mille idee per la testa, alcune più discutibili di altre. Fantasiosa e bugiarda, ignorante e trasgressiva, è tutto quello che ogni bambino vorrebbe avere in un amico. I coprotagonisti della storia sono Annika e Tommy, vicini di casa di Pippi, che in lei trovano un'amica ideale. Perfettina lei, più avventuroso lui, accompagnano Pippi in ogni avventura, divertendosi insieme al lettore.
Essendo un libro molto semplice e con finalità di intrattenimento, non sono molti i temi trattati tra le sue pagine. A fare da perno alle vicende narrate è la fantasia della protagonista, che incarna quella di tutti i bambini. Con inventiva, Pippi crea giochi sempre nuovi, non annoiandosi mai e guardando il mondo da un'angolatura tutta sua, quella dell'infanzia. Tra le altre tematiche, meno evidenti, ci sono l'amicizia e la solitudine.
"Pippi Calzelunghe" è un libro perfetto per l'infanzia, una lettura da godere sotto l'ombrellone o durante le vacanze natalizie, non ha importanza. Ammetto di averlo apprezzato molto di più all'età di 9 anni, quando lo lessi per la prima volta, per cui non mi sento di consigliarlo agli adulti. Tutto sommato si tratta di una lettura semplice e godibile che, oggi, mi ha regalato qualche sorriso, ma niente di più.

Voi che ne pensate?




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