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venerdì 28 novembre 2014

Fiabe dal Mondo # 12: Francia


Bentornate nella mia Foresta Incantata, creature del bosco!
Dopo tanto tempo, torno a postare una favola e, devo essere sincera, questa era la mia preferita quando ero bambina. Mia nonna me la raccontava tutte le sere prima di andare a dormire, era un piccolo rito a cui non riuscivo proprio a rinunciare.
Eccomi allora a lasciare la parola a Menestrello, che sarà sicuramente più bravo di me nel raccontarvi la storia della Gatta Bianca.




Tre figli ed un Re sono i protagonisti
di questa storia che non ha antagonisti.
Tre prove da superare dovranno
se salire sul trono vorranno,
ma una gatta bianca nel suo grande castello
nasconde nell'animo un pesante fardello;
uno dei figli la troverà 
ed una ad una le prove supererà.
Così vi racconto la storia d'un Re
che di figli ne aveva ben tre;
di lasciar la corona non ne voleva sapere,
ed ecco ordunque cosa fece accadere...

C'era una volta un Re che aveva tre figli belli, forti e coraggiosi. Egli temeva che volessero salire sul trono prima della sua morte; cominciava a essere un po' in là con gli anni, ma non se la sentiva di cedere loro il posto. Pensò, dunque, che il miglior modo per vivere tranquillo fosse quello di tenerli a bada a furia di promesse, che avrebbe saputo sempre come mandare in fumo. Li chiamò nelle sue stanze e disse: "Miei cari figli, sapete che la mia età avanzata non mi permette più di badare agli affari di Stato; temo che i miei sudditi ne risentiranno, ed è per questo che ho deciso di mettere la corona sul capo di uno di voi tre. Tuttavia, credo sia giusto che per questo mio regalo nei vostri confronti, voi cerchiate di compiacermi. Penso che un cagnolino vispo, affidabile e grazioso potrebbe tenermi un'ottima compagnia quando avrò lasciato il trono. Non mi va di fare preferenze tra i miei figli, per cui chi di voi tre mi porterà il cagnolino più bello, sarà il mio erede". 
I principi restarono sorpresi del capriccio del Re, ma presero congedo dal padre, il quale li fornì d'oro e di pietre preziose, soggiungendo che entro un anno, né più né meno, in quello stesso giorno e alla medesima ora, dovessero tornare a portargli ciascuno il suo cagnolino. 
E così partirono, imboccando strade diverse. I due maggiori ebbero molte avventure, ma io racconterò soltanto quelle del minore, un giovane grazioso, di carattere allegro e piacevole. Cantava con gusto, suonava il liuto e la chitarra talmente bene da incantare gli ascoltatori, sapeva anche dipingere. 
Nei primi tempi del suo viaggio non perse tempo, e prese a cercare fin da subito il cane da portare in dono al Re. Camminava e camminava, ma un giorno si trovò sorpreso dalla notte, dai tuoni e da un acquazzone nel bel mezzo di una foresta. Dopo aver camminato per un bel po', scorse un bagliore; forse, non molto lontano, c'era una casa, dove avrebbe potuto mettersi al coperto. Giunse dunque alla porta di un castello, il più magnifico che si possa immaginare. La porta era d'oro e il suo bagliore limpido e smagliante illuminava i dintorni. I muri erano di porcellana sulla quale si vedeva dipinta la storia di tutte le fate dalla creazione del mondo in poi; c'erano persino le storie di Pelle d'Asino e della Bella Addormentata nel bosco.
Bussò la porta, che di lì a un minuto si aprì, senza che egli potesse vedere altro che una dozzina di mani volteggiare nell'aria, ciascuna delle quali teneva una fiaccola accesa. A quella vista restò così intontito, che non sapeva decidersi a entrare, quando sentì altre mani che lo spingevano da dietro con una certa insistenza. Fu così che entrò, quasi a malincuore, e per sicurezza portò la mano all'impugnatura della spada. Stava attraversando un corridoio rivestito di pietre preziose, quando sentì due voci angeliche che cantavano così: 

Delle mani che vedete 
non vi prenda sospetto: 
ché sotto questo tetto 
non c'é da temer nulla, 
se non le seducenti 
grazie di un bel visino; 
a meno che il vostro cuore 
non voglia rimaner schiavo d'amore.

Il Principe non credeva che lo invitassero con tanta cortesia per poi tirargli un colpo sinistro, per cui, sentendosi sospinto, entrò in una sala di madreperla. Passò poi in altre sale ornate in mille modi diversi e così ricche di pitture e di marmi preziosi da farlo restare sbalordito. Potrei raccontarvi per ore le meraviglie che vide, tutto era talmente meraviglioso che il Principe credette di essere caduto in un sogno. Dopo aver attraversato tante stanze da averne perso il conto, le mani che lo guidavano lo fecero fermare, e vide una poltrona grande e molto comoda che si accostò da sola al caminetto. In quel mentre il fuoco si accese e le mani  cominciarono a spogliarlo dei suoi indumenti da viaggio. Era ancora fradicio e rischiava di prendersi un malanno. Le mani gli porsero una camicia così bella che sembrava stesse andando a un matrimonio, poi gli diedero anche una veste da camera di stoffa trapunta d'oro e ricamata di piccoli smeraldi. Le mani, senza corpo, gli avvicinarono una toeletta e lo pettinarono con leggerezza e maestria, infine lo aiutarono a vestirsi. 
Le mani lo condussero in un'altra sala. Sulle pareti erano rappresentate le storie dei gatti più famosi; c'erano Rodilardo appeso per i piedi nel Consiglio dei Topi, il Gatto con gli stivali e il marchese di Carabà, persino i gatti al Sabba delle streghe! 
La tavola era apparecchiata per due. Il Principe vide alcuni gatti che andavano a prendere posto in una piccola orchestra fatta apposta per loro. Tutt'a un tratto, ciascuno di essi cominciò a miagolare in diversi toni e a grattare con gli artigli le corde di una chitarra. Il Principe si tappò le orecchie e si lasciò andare alle risate, guardando i gesti e le smorfie di quei musicanti fuori dal comune. Mentre stava pensando alle tante cose che gli erano accadute in quel castello, vide entrare una figurina coperta dalla testa ai piedi da un velo nero. L'accompagnavano due gatti, col mantello e la spada al fianco e, dietro di loro, un numeroso corteo di gatti che portavano trappole e gabbie piene di sorci. Il Principe era fuori di sé dallo stupore e non sapeva che cosa pensare. Intanto, la figurina si avvicinò e si tolse il velo: era la più bella gattina di tutte quelle che avesse mai visto. Sembrava molto giovane e anche molto triste. Miagolando dolcemente, ella disse al Principe: "Figlio di Re, tu sei il benvenuto". 
"Signora Gatta, siete molto buona a farmi una così gentile accoglienza, ma voi non mi date l'aria di essere una bestiolina come tutte le altre: il dono della parola e il bel castello che possedete ne sono una prova lampante." 
"Figlio di Re, ti prego, non farmi complimenti. Io sono semplice di modi e di parole, ma ho un buon cuore. Animo!" continuò ella "si serva subito in tavola e i musicanti tacciano, perché tanto il Principe non intende nulla di quello che dicono." 
Fu portata la cena, servita dalle mani misteriose; sembrava che avessero corpi invisibili. La gatta lo invitò a mangiare e lui non se lo fece ripetere. 
Alzati da tavola, la Gatta Bianca invitò il suo ospite a passare in un'altra sala, dove c'era un teatro sul quale davano un balletto dodici gatti e dodici scimmie. La serata si concluse in allegria e Gatta Bianca diede la buona notte al suo ospite, mentre le mani lo ripresero e lo condussero in un'ala del palazzo del tutto differente da quella che aveva visto. 
Il Principe si mise nel letto, ma dormì poco e la mattina fu svegliato presto dalle mani, che gli misero addosso un vestito da caccia. Gatta Bianca aveva organizzato una battuta, e lui era gentilmente invitato a partecipare. Non ci fu mai un'altra caccia divertente come quella. Al termine della stancante giornata, Gatta Bianca cenò insieme al Principe. Quest'ultimo parve dimenticarsi del cagnolino che aveva promesso di portare al Re,  non aveva altro pensiero che stare con Gatta Bianca. Trascorsero le giornate seguenti facendo festa: una volta la pesca, poi la caccia, e balli, tornei e altri passatempi divertenti. Col passare del tempo, il Principe si era scordato di tutto, perfino del suo paese. Qualche volta si pentiva di non essere un gatto per poter passare tutta la vita in così amabile compagnia.
Un anno passa presto, specialmente quando non si hanno né seccature né pensieri. Gatta Bianca sapeva il giorno in cui egli doveva tornare a casa e, siccome il Principe non ci pensava più, pensò di ricordarglielo: "Ti restano solamente tre giorni per cercare il cagnolino tanto desiderato da tuo padre; i tuoi fratelli ne hanno trovati di bellissimi!" 
Il Principe ritornò in sé e, meravigliandosi della sua negligenza, disse: "Per quale incantesimo ho potuto scordarmi di una cosa che mi stava così a cuore? Che ne sarà della mia gloria e della mia fortuna, ora? Dove troverò il cagnolino giusto per guadagnarmi il Regno e un cavallo così veloce da arrivare in tempo?" 
"Figlio di Re, non disperare: io sono tua amica, puoi trattenerti qui ancora un giorno, perché sebbene da qui al tuo paese ci siano più di duemila miglia, il mio cavallo ti ci porterà in meno di dodici ore". 
"Vi ringrazio, mia bella Gatta, ma non mi basta di tornare da mio padre, bisogna che gli porti anche un cagnolino." 
"Tieni", gli disse lei, "eccoti una ghianda. Qui dentro troverai un cane bellissimo." 
"Via, via, signora Gatta! Vostra Maestà si prende gioco di me." 
"Avvicina la ghianda all'orecchio e lo sentirai abbaiare." 
Il Prinicipe obbedì e si accorse che la Gatta diceva il vero. Ora saltava dalla contentezza; voleva aprirla per la curiosità, ma Gatta Bianca lo persuase ad aspettare di essere al cospetto di suo padre. 
Il Principe la ringraziò mille volte e le diede un addio che veniva dal cuore: "Vi giuro che i giorni mi son passati come un lampo; volere o non volere, sento che mi dispiace lasciarvi. Sebbene voi siate qui la sovrana, e i gatti che vi corteggiano siano più spiritosi e galanti dei nostri, vorrei invitarvi a venir via con me." 
Detto ciò, si salutarono e il Principe si avviò verso il castello di suo padre, dove arrivò insieme ai due fratelli. Essi avevano portato dei cagnolini così belli e delicati che sembrava un peccato toccarli per paura di sciuparli. Furono condotti nelle stanze del Re, il quale non sapeva in favore di chi decidersi, perché i due cani presentati dai figli maggiori erano di pari bellezza. I due fratelli si disputavano già la successione al trono, quando ecco che il Principe trovò il modo di metterli a tacere, tirando fuori dalla tasca la ghianda che Gatta Bianca gli aveva dato. Apertala in presenza di tutti, ciascuno poté vedere un cagnolino, accovacciato nel cotone. Il Principe lo posò in terra, e quello si mise a ballare la sarabanda. Il Re rimase un po' deluso, perché era proprio impossibile trovare da ridire sulla bellezza di quel cagnolino. Non aveva voglia di disfarsi della sua corona, così disse ai suoi figli di essere molto felice di tutto quello che avevano fatto, ma siccome erano riusciti così bene nella prima prova, voleva avere un altro assaggio della loro abilità, prima di mantenere la parola data. Dava dunque loro tempo un altro anno per cercargli una stoffa così fine e sottile da passar tutta dalla cruna di un ago da ricamo. Tutti e tre si sentirono male al pensiero di dover rifare tutto daccapo. I due figli maggiori si rassegnarono e ognuno se ne andò per il suo viaggio. Il nostro Principe, invece, rimontò sul suo cavallo e partì per tornare al castello della Gatta Bianca. Al suo arrivo, le mani gli andarono incontro come sempre. Il Principe si avviò verso la camera di Gatta Bianca, che, non appena vide il Principe, fece mille salti di gioia.  Il Principe, in ricambio, le fece mille carezze e le raccontò l'esito del suo viaggi, raccontandole anche della seconda prova del Re. Gatta Bianca gli rispose che non era una faccenda di cui preoccuparsi e che fortunatamente nel suo castello c'erano gatte abilissime nella filatura e che vi avrebbe messo lei stessa del suo. La serata si concluse con fuochi d'artificio e una cena degna di re. 
I giorni passavano e si somigliavano tutti: la Gatta rallegrava il suo ospite con feste e banchetti di ogni genere. Gatta Bianca aveva uno spirito grazioso, seducente e ne sapeva più di quel che è lecito saperne per un gatto. Il Principe era stupito:  "I vostri modi di fare non sono naturali. Se voi mi amate davvero, carissima Micina, ditemi per quale miracolo pensate e parlate con tanto buon senso da rendervi degna di sedere fra gli uomini più illustri e intelligenti del regno." 
"Finiscila con queste domande, figlio di Re", ella gli disse, "a me non è lecito risponderti. Ti basti soltanto sapere che avrò sempre per te una zampina col guanto di velluto e che ogni cosa che ti riguarda sarà come se fosse una cosa mia." 
Il second'anno passò senza che il Principe se ne accorgesse, esattamente come il primo. Quando lo scadere del tempo imposto dal Re si avvicinò, Gatta Bianca lo avvertì che il momento della sua partenza si avvicinava e che poteva stare tranquillo, perché la stoffa era pronta: "Eccoti una noce: guarda bene di non schiacciarla, finché non sarai alla presenza di tuo padre. Dentro ci troverai la stoffa." 
"Graziosa Bianchina, vi giuro che sono talmente preso dalle vostre gentilezze per me che, se foste contenta, preferirei passare la mia vita con voi, che avere tutte le grandezzate che mi aspettano fuori di qui." 
Il Principe le baciò la zampetta e di lì a poco partì. 
I due fratelli maggiori si trovavano già nelle stanze del Re; non vedendo arrivare il fratello minore, gongolavano e bisbigliavano fra loro sottovoce: "Questa è una fortuna per noi: o è morto o è malato, e così avremo un rivale di meno nella successione al trono". 
Senza perdere tempo, spiegarono le loro stoffe, le quali, a dir la verità, erano tanto fini da passar dalla cruna di un ago grosso, ma in quanto alla cruna di un ago sottile, era inutile parlarne. Il Re, tutto contento di aver trovato questo cavillo a cui attaccarsi, mostrò loro l'ago che egli aveva prescelto per la prova. Tra i presenti si fece largo un mormorio di disapprovazione, molti accusarono il Re di essere furbo e imbroglione, ma la discussione fu interrotta dall'arrivo dell nostro Principe. Non appena il figlio minore ebbe salutato il padre e abbracciato i fratelli, cavò fuori da una scatola la noce e la schiacciò. Si aspettava di trovarci la stoffa, ma invece c'era una nocciola. Schiacciò anche questa e rimase stupito di trovarci dentro un nocciolo di ciliegia. Tutti si guardarono e il Re se la rideva sotto i baffi, divertendosi alle spalle del figlio, il quale era stato tanto stolto da credere di poter portare una stoffa dentro a una noce.  Il Principe schiacciò anche il nocciolo di ciliegia e ne uscì una mandorla. Tutti i presenti cominciarono a credere che il giovane fosse stato burlato, ma egli non se ne curò e aprì la mandorla, trovandovi un chicco di miglio. A questo punto, persino lui dubitò della Gatta Bianca, pensando che l'avesse imbrogliato per davvero, questa volta.  Come per magia, sentì la mano graffiarsi dall'unghia di un gatto. Aprì allora il chicco di miglio e lo stupore di tutti fu grande  quando ne tirò fuori una stoffa di mille metri così meravigliosa, che c'erano dipinti sopra ogni sorta  di uccelli, pesci e animali, oltre ad alberi, frutti e piante di ogni genere. Non mancava niente, c'erano scogli, conchiglie, e poi il sole, la luna, le stelle e i pianeti del cielo. C'erano persino i ritratti dei Re e dei Sovrani che regnavano allora nel mondo insieme alle mogli e ai figli.   


Quando il Re vide una tale bellezza, si fece bianco in viso, sospirò e, voltandosi ai suoi figli, disse loro: "Desidero sottoporvi a un'altra  prova. Viaggiate ancora per un anno e colui che porterà con sé la più bella fanciulla, la sposerà e sarà incoronato Re il giorno stesso delle sue nozze. In fin dei conti, è una necessità che il mio successore abbia moglie, e prometto solennemente che questa volta sarà l'ultima e non manderò più per le lunghe la ricompensa promessa". 
Era un'ingiustizia bella e buona a carico del nostro Principe. Il cagnolino e la stoffa, invece di un regno, ne meritavano dieci, ma il Principe aveva un carattere così buono che non volle litigare con il  padre e, senza fiatare, ritornò dalla sua cara Gatta Bianca. 
Fu ricevuto ancora una volta dalle mani. Tutti i gatti si arrampicarono su per le grondaie per dargli il ben tornato, con un miagolio da straziare le orecchie. 
"Ebbene, figlio di Re", ella gli disse, "eccoti tornato, e senza corona. Ti aiuterò anche questa volta, e poiché bisogna che tu porti alla corte di tuo padre una bella fanciulla, penserò io a cercarne una che ti faccia vincere il premio. Intanto divertiamoci, ho organizzato un combattimento navale fra i miei gatti e i terribili topi del paese." 
Il Principe  andò con lei su una grande terrazza che dava sul mare a godersi lo spettacolo. 
Anche quest'anno passò come i due precedenti, andando a caccia, a pesca e giocando a scacchi. Egli, di tanto in tanto, non poteva evitare di fare delle domande incalzanti a Gatta Bianca, per arrivare a scoprire per qual miracolo ella avesse il dono di poter parlare. 
Alla vigilia della partenza, Gatta Bianca avvertì il Principe: "Figlio di Re, un altro anno è trascorso e tuo padre ti aspetta. Questa volta, tuttavia, dovrai fare la tua parte per accontentare il Re nella sua ultima richiesta. Se desideri portare con te una donna degna del tuo regno, dovrai tagliarmi la testa e la coda e gettarle nel fuoco del camino."
"Io?", esclamò, "Bianchina! amor mio! E credi che sarò tanto spietato da uccidervi? Ah! Volete mettere il mio cuore alla prova, ma siate pur certa che esso non è capace di mancare all'amicizia e alla riconoscenza che vi deve." 
"No, figlio di Re, io non sospetto in te nemmeno l'ombra dell'ingratitudine; ti conosco troppo. Ma non sta né a me né a te a regolare in questo caso i nostri destini: fai quello che ti dico e saremo felici. Sulla mia parola di gatta onorata e perbene, ti farò vedere che ti sono amica..." 
Al solo pensiero di dover tagliare la testa alla sua Gattina, tanto carina e graziosa, il giovane Principe sentì venirsi per due o tre volte le lacrime agli occhi. Disse tutto quel più che seppe dire di affettuoso, per essere dispensato, ma essa rispondeva che voleva morire per le sue mani e che questo era l'unico mezzo per impedire ai fratelli di lui di impadronirsi della corona. Insisté tanto e poi tanto, che alla fine egli tirò fuori la spada e con mano tremante tagliò la testa e la coda della sua buona amica. In quel punto stesso si trovò presente alla più bella metamorfosi che si potesse immaginare. Il corpo di Gatta Bianca cominciò a ingrandire e tutt'a un tratto diventò una fanciulla, una tale meraviglia da non potersi descrivere a parole. I suoi occhi rubavano i cuori e la sua dolcezza li teneva legati; la sua figura era maestosa, l'aspetto nobile e modesto, lo spirito seducente, le maniere cortesi. Il Principe, a vederla, rimase preso da un grande stupore. Non poteva proferire parola, gli sembrava che gli occhi non gli bastassero per guardarla, e la lingua legata non trovava il verso di esprimere la sua meraviglia. Poco dopo entrò nella stanza una folla straordinaria di dame e di cavalieri, con la pelle di gatto o di gatta gettata sulle spalle, che andavano a prosternarsi ai piedi della Regina e a darle segno della loro gioia per vederla tornata nel suo stato naturale. Lei li ricevette con la bontà che rivelava l'eccellente pasta del suo cuore e del suo carattere, e dopo essersi trattenuta un poco con essi, ordinò che la lasciassero sola col Principe.
Gli raccontò allora di come fosse divenuta una gatta. Ella era figlia di un Re e una Regina che governavano ben sei regni. Quando la Regina rimase incinta di lei, intraprese un viaggio per vedere un castello leggendario il quale, si diceva, era circondato da un giardino che dava frutti prelibati e buonissimi. La Regina voleva a tutti i costi assaggiare quella frutta proibita, appartenente alle fate. Il giardino era circondato da alte mura e lei non riuscì a scavalcarle, ma si intestardì talmente tanto, che alla fine le fate acconsentirono a lasciarla entrare per mangiare la loro frutta magica, ma a una condizione: quando fosse nata la Principessa, la Regina avrebbe dovuto consegnarla alle fate, che l'avrebbero accudita e istruita fino al giorno delle sue nozze, quando sarebbe stata restituita alla sua famiglia. La Regina, temendo di morire per il desiderio straziante che aveva di quella frutta, acconsentì. 
Il Re non prese bene la notizia che la Regina portò al suo ritorno al castello, la fece rinchiudere in una torre e prese con sè la bambina, scatenando l'ira delle fate. Accortosi della sciagura che si era abbattuta su di loro e sul regno, il Re infine acconsentì a lasciare la Principessa alle fate, fiducioso di rivederla presto.
Le fate crebbero la bambina come fosse loro; costruirono una splendida torre senza porte di accesso e con un magnifico giardino sul tetto, vi misero la Principessa e ogni giorno andavano a trovarla per insegnarle tutto quello che c'era da sapere. Passavano sempre dalla finestra, posta nella parte più alta della torre, volando. Le fate non erano buone come si potesse sperare, infatti desideravano che la Principessa non trovasse marito, per non doverla restituire ai genitori. Volevano anzi che sposasse un essere ripugnante del regno fatato. La Principessa era all'oscuro di tutto ciò, e un giorno si invaghì di un giovane che passò per caso sotto la finestra della torre. Il tempo passò, e i due presero ad amarsi di nascosto, progettando la fuga della Principessa e le loro felici nozze. Purtroppo però le fate scoprirono presto il segreto della loro figlia adottiva e la punirono gravemente: uccisero il giovane senza pietà e trasformarono lei e i sudditi del castello di suo padre in gatti. La maledizione si sarebbe spezzata solo quando un giovane Principe, somigliante in tutto e per tutto a quello che lei aveva amato, non si fosse innamorato di lei. Il nostro Principe, come avevo già detto, somigliava molto all'amore perduto della Principessa, sicché era stato in grado di rompere l'incantesimo per sempre.
Gatta Bianca concluse il suo racconto dicendo: "Io vi amo, o signore, più della mia vita, E questo è il momento di partire per andare da vostro padre: vedremo quali sono i suoi sentimenti verso di me, e se è disposto a rendervi contento." 
Uscì: il Principe le diede la mano e insieme salirono in una carrozza molto più bella e magnifica di tutte quelle che aveva avuto fin allora. 
Giunti tutti a palazzo,  i cortigiani corsero subito ad avvisare il Re dell'arrivo dei Principi. 
"Hanno con sé delle belle donne?"
"Non s'è veduto mai nulla d'eguale!..." A quanto pare, questa risposta non garbò troppo al Re. I due Principi si affrettarono a salire le scale con le loro Principesse, che erano due occhi di sole. Il Re li ricevette e non sapeva a quale delle due dovesse dare la preferenza. Voltatosi al minore dei figli, gli domandò: "Come va che questa volta siete tornato solo?". 
"Vostra Maestà vedrà dentro questo cristallo una gattina bianca, che miagola con tanta grazia e che ha le zampine più morbide del velluto, e son sicuro che le piacerà", rispose il Principe. 
Il Re sorrise e si mosse per aprire il blocco di cristallo, ma appena si fu accostato il blocco andò in mille pezzi e la Principessa ne uscì fuori come il sole dopo essere stato un po' di tempo nascosto fra le nuvole: i suoi capelli biondi erano sparsi per le spalle e in grandi riccioli le cadevano giù fino ai piedi. In capo aveva tutti fiori e la sua veste era di leggerissimo velo bianco foderato di seta rosa. Si alzò e fece una profonda riverenza al Re, il quale nel colmo dell'ammirazione non poté frenarsi dall'esclamare: "Ecco veramente la donna senza confronto e che merita davvero la mia corona". 
"Signore", ella disse, "io non son venuta qui per togliervi un trono che occupate così degnamente: sono nata con sei regni, permettete anzi che io ne offra uno a voi e uno per uno ai vostri figli. In ricompensa non vi domando altro che la vostra amicizia e questo giovane Principe per mio sposo. I tre regni che avanzano sono più che sufficienti per noi." 
Il Re e tutta la Corte fecero un gran baccano con urli di ammirazione e di allegrezza incredibile. Le nozze si celebrarono subito, e quelle dei due fratelli ugualmente: motivo per cui per diversi mesi furono feste, baldorie, divertimenti e corte bandita. Poi ciascuno partì per andare a governare i propri Stati e la bella Gatta Bianca si immortalò non tanto per la bontà e per la generosità del suo cuore, quanto per il suo raro merito e per la sua gran bellezza. La cronaca di quel tempo racconta che Gatta Bianca diventò il modello delle buone mogli e delle madri sagge e perbene. E io ci credo. Dal triste esempio avuto in casa, aveva imparato a sue spese che le follie e i capricci delle mamme spesso sono cagione di grandi dispiaceri per i figli.

mercoledì 26 novembre 2014

Recensione: "Io sono Vera" di Alaisse Amehana


Bentornate nella mia Foresta Incantata, creature del bosco!
Passo per recensirvi un romanzo che sta impazzando sui blog ultimamente, e "Io sono Vera" ha catturato anche me. Volete sapere cosa ne penso? Non vi resta che leggere qui sotto allora ;)


Titolo: "Io cono Vera"
Autore: Alaisse Amehana
Prezzo: 2,99 euro
Formato: digitale
Editore: Rosa dei Venti Edizioni
Collana: Gli Angeli
Data di pubblicazione: 18 novembre 2014

Trama: Può una scelta sbagliata cambiare il corso di un’esistenza? Può l’errore di un attimo diventare l’inizio di un destino inaspettato? Quando Veronica esce di casa per raggiungere il ragazzo per cui farebbe di tutto, non sa che le sarà fatale. Non sa che in quell’istante qualcuno sta per cambiare inevitabilmente il corso degli eventi e che presto dimenticherà il sapore della vita. Basta un attimo, una decisione precipitosa, e il suo mondo si capovolge senza scampo. Acsei è un Allievo Custode e l’impulso di dimostrare che è pronto per diventare un vero Angelo è troppo forte per non dargli ascolto; ma il suo avventato desiderio di emergere ha conseguenze drammatiche. Così le loro vite si scontrano in un limbo che ha il volto di una tragedia irreversibile e sconvolgente e tutti i sogni, le speranze e le convinzioni della ragazza svaniscono improvvisamente, spazzati via da qualcosa che nessuno può sconfiggere. Ma Acsei è deciso a porre rimedio al suo errore e trascinerà Vera in una folle lotta contro il tempo e i pericoli che minacciano la sopravvivenza di un’anima solitaria in balia della morte. Cosa sarà disposto a fare per salvarla ed evitare che si smarrisca?

Voto:
Recensione
Era da mesi che un libro non mi teneva in ostaggio tra le sue pagine, ed era da tempo immemore che non mi capitava di fare a pugni con il sonno, combattendo contro la pesantezza delle palpebre per terminare un libro. Con "Io sono Vera" ho tenuto gli occhi incollati al mio Kindle, divorandolo in breve tempo come non mi succedeva da un po'.
Innanzi tutto, un complimento va alla Casa Editrice Rosa dei Venti, che con "Io sono Vera" ha fatto un ottimo lavoro, a partire dal testo, pulito e curato, per finire con la magnifica copertina.
Rosa dei Venti è al suo debutto, così come anche l'autrice, Alaisse Amehana, il cui esordio è stato davvero ricco di sorprese.
Avevo letto con entusiasmo e curiosità crescenti i primi capitoli di "Io sono Vera" quando l'autrice aveva partecipato al concorso Giunti Shift. La mia curiosità era arrivata alle stelle (è proprio il caso di dirlo) e non vedevo l'ora di stringere tra le mani il romanzo per intero, complice anche il fatto che conosco personalmente Alaisse e sapevo che il suo libro non mi avrebbe delusa.
Sebbene sia una storia piuttosto prevedibile e anche abbastanza comune nel panorama letterario moderno, "Io sono Vera" presenta degli elementi di originalità non trascurabili. Devo ammettere anche che questo libro non sia esattamente del mio genere, ciononostante sono riuscita ad affezionarmi alla storia raccontata da Alaisse e dei suoi personaggi.
Come si evince dalla trama, i protagonisti sono Vera e Acsei, umana lei e angelo lui, incontratisi per una tragica fatalità, un errore grossolano che ha fatto sì che l'anima di Veronica si staccasse dal suo corpo. Spetterà ad Acsei, colui che ha combinato il disastro, porvi rimedio.
La novità che Alaisse si propone è quella di un mondo angelico del tutto fuori dagli schemi a cui siamo abituati; gli angeli non cadono nei classici stereotipi, ma sono qui organizzati in un modo nuovo e originale. Per diventare Angeli Custodi bisogna seguire una scuola, che prevede esercitazioni, simulazioni e prove anche pericolose. Ma non finisce qui: l'addestramento non niente senza l'accompagnamento di un'adeguata tecnologia all'avanguardia... Alaisse pone in mano agli angeli del suo romanzo degli strumenti da ventunesimo secolo che li rendono molto vicini al mondo degli esseri umani: navigatori che rintracciano la posizione delle anime da strappare alle braccia della morta, sonagli simili a bacchette magiche dalle molteplici funzioni, sostanze isolanti per non farsi corrompere dalla bellezza del mondo degli uomini, ali simili a tatuaggi... Insomma, la fantasia di Alaisse sembra non avere limite e, mescolando una storia classica con gli elementi di modernità sopra citati, cattura il lettore, dandogli l'impressione di sentirsi fermamente parte del mondo da lei descritto.
I personaggi sono impossibili da dimenticare, così incredibilmente veri e terreni. I miei preferiti resteranno sempre Acsei, con la sua sbadataggine, il suo essere maldestro e la sua riluttanza nel seguire le regole, e ovviamente Ammaniel, vero più che mai.
Il linguaggio usato da Alaisse per la sua storia è a tratti poetico, fatto di sensazioni che restano impresse sulla pelle. La sua scrittura si gusta riga per riga, pagina dopo pagina, e ha un sapore ultraterreno, magico. Nonostante ciò, l'autrice non si perde in banalità o in inutili digressioni, tutto resta misurato, godibile e piacevole. Il ritmo della narrazione è incalzante, la storia presenta dei colpi di scena non indifferenti, che non mancheranno di lasciare il lettore a bocca aperta, inchiodandolo irrimediabilmente alla poltrona per partecipare alle rocambolesche avventure di Vera e Acsei. A proposito di stile, c'è da dire che la scelta di Alaisse di cambiare punto di vista della narrazione, alternando quello di Acsei e quello di Vera, conferisce un tocco in più al romanzo. L'autrice inoltre ha saputo giocare bene le carte a sua disposizione, senza mai tirarsi la zappa sui piedi da sola, tutt'altro.
"Io sono Vera" è una storia d'amore, di coraggio, di avventura e di emozioni vere e semplici che sapranno travolgervi e affascinarvi.
Si stenta a credere che questo sia un romanzo d'esordio, faccio i miei complimenti ad Alaisse, augurandole un grande successo e un caloroso in bocca al lupo. Nell'attesa di leggere altro di suo, non mi resta che consigliarvelo, sperando che la storia di Vera e Acsei catturi anche voi come ha fatto con me; credo che d'ora in poi non guarderò più all'aldilà con gli stessi occhi di prima!

Che ne pensate? Lo leggerete?




lunedì 24 novembre 2014

Anteprime: "Synteché - Il volo della falena" di Carla Saltelli e "La figlia del Nord" di Edith Pattou


Bentornate nella mia Foresta Incantata, creature del bosco, e buon inizio settimana!
Anche oggi voglio proporvi due anteprime, e sono felice di comunicarvi che presto potrete leggere le recensioni di questi due libri promettenti qui sul blog ^_^


Titolo: Synteché - Il volo della falena
Autore: Carla Saltelli
Pagine: 500
Prezzo: 23,00 euro
Editore: Eifis
Data di pubblicazione: fine novembre 2014

Trama: Il futuro: secoli di tecnologia e di inquinamento sono stati risolti con una catastrofe naturale che ha spinto la razza umana alla semi estinzione. I sopravvissuti, arroccatisi nei pochi lembi di terra rimasti, hanno scoperto di non essere soli e di non avere a che fare con una natura inerme. Hanno scoperto forze, presenti e consapevoli, in grado di offrire loro una tregua da ulteriori disastri climatici: è l’alba del Trattato, la fine della tecnologia, la fine della violenza sulla natura. Per alcuni, tuttavia, è anche la fine della civiltà. Anni dopo, questo patto tra umani e natura ha ancora bisogno di persone che lo difendano. Yan è uno di loro, nato sotto l’impronta delle regole del Trattato, cresciuto in mezzo alla natura, respinto dagli umani. Come lui ce ne sono tanti, Tramiti li chiamano, e il loro compito è mediare tra le due fazioni ancora in lotta.

***

Carla Saltelli nasce a Torino in una località sperduta sulle colline definita il “Paese delle stelle”. L’essere in continuo movimento ha favorito la sua propensione alla scrittura, prima orientata verso la poesia e in seguito verso la prosa. Lo studio delle materie classiche ha lasciato un’impronta profonda sul suo stile fantasy.

Se volete saperne di più potere visitare la pagina Facebook del libro cliccando qui.



Titolo: La figlia del Nord
Autore:  Edith Pattou
Pagine: 346
Prezzo: 16,90 euro
Editore: Rizzoli
Data di pubblicazione: 26 novembre 2014

TramaEbba Rose, sostiene sua madre Eugenia, è nata rivolta a Est. Ma invece di essere mansueta e diligente come i bambini nati verso oriente, si rivela fin da subito irrequieta e curiosa: una vera figlia del Nord.All’età di cinque anni, un orso bianco le salva la vita, ripescandola da un lago. É lo stesso strano orso parlante che, dieci anni dopo, si presenta alla porta della fattoria in cui Rose vive insieme ai genitori con una proposta: se lei accetterà di seguirlo, la sua famiglia ritroverà la prosperità perduta e la sorellina Sara guarirà dalla terribile malattia che la affligge.Così Rose parte per un lungo viaggio che la porta lontano, oltre il mare, fino a un castello scavato in una montagna. Là trascorre lente giornate in compagnia dell’orso bianco, e si abitua alla sua presenza gentile e alla sua voce. Ma qualcuno ogni notte si sdraia nel letto accanto a lei e si dilegua prima dell’alba. Vinta dalla curiosità, Rose accende una luce,un gesto che avrà conseguenze inaudite.L’avventura è solo all’inizio, tra incantesimi, viaggi e sotterfugi.

***

Edith Pattou è l'autrice di Fantasma, un romanzo contemporaneo young adult, scritto in versi liberi. Ha anche scritto tre premiati romanzi fantasy sempre young adult: East (La figlia del Nord - Rizzoli), una rivisitazione della fiaba popolare norvegese "A est del sole e a occidente della luna", e i primi due romanzi della serie Le canzoni di Eirren, Canto degli Eroi e Fire Arrow. E' anche l'autrice del libro illustrato La signora Spitzer Garden, entrato nella classifica del New York Times. 


Che ne pensate? Io non vedo l'ora di ritrovarmeli nella buca delle lettere per divorarli!


giovedì 20 novembre 2014

Il Riflesso dell'Anima # 16


Bentornati nella mia Foresta Incantata!
Il Riflesso dell'Anima, rubrica creata da me e Reina del blog Il Portale Segreto, consiste nel postare una citazione o un brano tratto da un libro, film, canzone o altro che che ha fatto vibrare le corde della nostra anima associandola a un'immagine. Sarà una rubrica che rispecchia il nostro io più profondo. Non avrà cadenza fissa, sarà dunque occasionale, ed entrambe la gestiremo in modo indipendente l'una dall'altra.
Ecco qui dunque la mia immagine a la mia citazione di oggi:



"Cosa penso di te? Che sei un maschiaccio!"
Lei gli fece la linguaccia, e allora sir Edwin precisò: "Stavo scherzando".
"Io sono come sono."
"Una figlia della foresta, lo so. Ma il mondo è grande, non esiste soltanto la foresta."
"Senza le foreste, non esisterebbe il mondo." replicò lei.
"La freccia verde", Gianfranco Manfredi


martedì 18 novembre 2014

Recensione: "Spirit Animals - Nati liberi" di Brandon Mull


Bentornate nella mia Foresta Incantata, creature del bosco! Oggi vi parlo di un libro che forse molti di voi conosceranno, mi dispiace che la recensione non sia positiva, ma ogni tanto qualche critica ci vuole u.u


Autore: Brandon Mull
Editore: Il castoro
Pagine: 222
Prezzo:  12,00 euro

Trama: Nel mondo di Erdas, al raggiungimento dell’undicesimo anno di età, un rito di passaggio stabilisce se si possiede il legame con uno Spirito Animale. Quattro ragazzi prendono parte alla cerimonia per scoprire se sono detentori di questo grande dono: un legame magico con un animale guida che li accompagnerà per tutta la vita, conferendo loro molti poteri. Separati da grandi distanze, Conor, Abeke, Meilin e Rollan bevono il Nettare cerimoniale, vedono un lampo di luce e si trovano di fronte ai loro Spirit Animals. Un lupo. Un leopardo. Un panda. Un falco. Non sono animali qualunque: sono i Quattro Animali della Leggenda. Il destino dei ragazzi è segnato. I quattro eroi e i loro animali dovranno riunirsi da quattro continenti diversi e lanciarsi insieme in un’impresa epica e pericolosa: una forza oscura sta riemergendo dal passato, e soltanto loro hanno il potere di fermarla. Conor, Abeke, Meilin e Rollan non si conoscono ancora, ma il destino di Erdas è nelle loro mani.

Voto:
Recensione
Forse molti di voi avranno già sentito parlare di questo libro e della saga che con esso ha inizio, ma vorrei spendere due parole per parlarne, nel caso in cui vediate la sua copertina per la prima volta.
"Spirit Animals" è il primo volume di una saga per ragazzi composta da ben sette libri, tutti scritti da autori diversi e pluripremiati del panorama letterario americano. I nomi degli scrittori di questa nuova saga appena nata sono già noti: Brandon Mull ("Fablehaven"), Maggie Stiefvater ("Shiver", "La corsa delle onde", "The Raven Boys"), Garth Nix e Sean Williams ("Troubletwisters"), Shannon Hale ("La guardiana di oche", "Ever After High", "L'Accademia delle principesse"), Tui Shutherland ("Wings of Fire", "Pet Trouble Seekers", "Menagerie"), Eliot Schrefer ("Endangered") e Marie Lu ("Legend").
Inutile dirvi che da questo progetto editoriale mi aspettavo qualcosa di grandioso, coinvolgente e ben impostato, purtroppo però le mie aspettative, che a dire il vero erano proprio alte, sono state tradite, ma andiamo con calma.


Nella terra di Erdas il compimento degli 11 anni segna un passaggio fondamentale nella vita di ogni individuo, l'entrata nell'età adulta. Questo cambiamento avviene con una cerimonia, più o meno sontuosa, nella quale viene chiesto all'iniziato di bere alcuni sorsi di una bevanda chiamata Nettare. Per ognuno il Nettare ha un sapore diverso, per alcuni gradito, per altri un po' meno, ma è proprio quel misterioso liquido a permettere ai ragazzini di evocare, se ne hanno le capacità innate, il loro spirito animale, che li guiderà per tutto il resto della vita. Non tutti sono così fortunati da poterne evocare uno, ma nell'Erdas è una cosa piuttosto comune possedere uno spirito animale, il che dipende un po' da fattori genetici, un po' dalla sorte e dalla personalità dell'iniziato.
Come si evince dalla trama, all'inizio del romanzo il lettore assiste alle cerimonie di iniziazione di quattro ragazzini, molto lontani gli uni dagli altri. Sono quattro ragazzi qualsiasi, non hanno certo capacità particolari e non si aspettavano di evocare uno spirito animale al raggiungimento del loro undicesimo anno di età, eppure è proprio quello che succede. Non solo Conor, Rollan, Abeke e Meilin evocano degli animali, ma riportano sull'Erdas i Quattro Caduti, gli animali che secondo le leggende dovranno combattere ancora una volta il malvagio Divoratore per riportare la pace tra i popoli.
La trama si presenta in modo piuttosto classico al lettore, su questo non c'è alcun dubbio, sebbene mi avesse incuriosito molto la scelta di inserire una sorta di animali totemici in un libro per ragazzi.
Il linguaggio utilizzato dall'autore per questo primo romanzo è molto semplice, oserei dire quasi basilare. I dialoghi spesso peccano di originalità e fantasia, talvolta sfiorando, ahimé, la banalità. Per quanto riguarda lo stile, non posso certo dire che esso sia particolare, tutt'altro, risulta quasi insipido. Il libro si lascia leggere piuttosto velocemente, considerata anche la sua brevità, tuttavia ho trovato che non avesse niente di diverso dai soliti libri per ragazzi. Lo stile di Brandon Mull non lascia il segno purtroppo, mi è sembrato quasi che l'autore fosse distaccato, come se nello scriverlo avesse seguito uno schema prestabilito da altri, mettendo poca passione nel suo lavoro.
Per quanto riguarda l'ambientazione, a lettura conclusa il lettore conosce ben poco dell'Erdas e dei continenti che la compongono. Peraltro, tali continenti sono simili in tutto e per tutto a quelli terrestri,  non solo nei nomi, persino nella posizione geografica della cartina a inizio libro e nella loro forma generale: abbiamo infatti l'Eura (che corrisponderebbe grosso modo all'Europa), poi lo Zhong (la Cina e l'Asia in generale), il Niloh (l'Africa), l'Amaya (l'America), l'Arctica (la Groenlandia) e lo Stetriol (l'Australia). Non ho approvato questa scelta, che ho trovato piuttosto banale e priva di originalità. Gli autori (o più probabilmente la Casa Editrice) potevano ingegnarsi un po' di più almeno per trovare dei nomi che non somigliassero così tanto a quelli dei continenti che conosciamo tutti noi. Nello Zhong c'è persino una Muraglia... insomma, saranno pure dettagli, ma la cosa mi ha lasciata un po' basita.
Passiamo ora ai personaggi; in questo primo volume è più che chiaro l'intento di presentare i protagonisti e di rendere note al lettore le forze in gioco nell'Erdas. Nonostante questo intento però, il lettore difficilmente riuscirà ad affezionarsi anche a uno solo dei protagonisti, perché restano insipidi e privi di un qualsiasi spessore psicologico, spesso mi hanno dato l'impressione di essere semplici sagome di cartone senza profondità. Le basi per creare personaggi potenzialmente interessanti c'era tutta, ma Brandon Mull, almeno in questo primo volume, non ha saputo sfruttarla. Conor è vissuto tra le montagne, la sua è una famiglia di pastori e la sua non dev'essere stata una vita tanto semplice, visto il pericolo di incontrare i lupi durante i momenti di pascolo del bestiame, o lo stesso fatto di dover gestire un gregge con le sue sole forze, eppure la sua vita da pastore sembra non averlo rafforzato, è un ragazzino piuttosto sempliciotto. Rollan invece, orfano di entrambi i genitori, vive per la strada insieme a una banda di monelli, rubacchiando cibo e medicine e nascondendosi all'occorrenza. Ha un carattere forte, impulsivo, spesso scontroso, ed è abituato a non fidarsi di nessuno, contando sulle sue sole forze. Nonostante questo però, cade nella banalità del suo ruolo fisso, risultando poco incisivo per questo primo volume della saga, sebbene avesse tutte le potenzialità per essere invece il migliore dei quattro.
Che dire poi di Abeke? Orfana di madre e abile cacciatrice di gazzelle, sembra per tutta la durata della lettura non avere una vera e propria personalità, la sua bandiera gira un po' a seconda del vento.
Per finire, ho trovato Meilin quasi detestabile, se devo essere sincera. Anche lei ha una personalità forte, è testarda, altezzosa ed egoista, tuttavia lei è forse l'unica a subire una piccola evoluzione alla fine del romanzo.
Gli spiriti animali dei protagonisti restano insipidi più o meno quanto coloro che li hanno evocati, purtroppo, ma confido che nei prossimi volumi emergano di più.
Il carattere poco incisivo di questo primo capitolo della saga si ripercuote su ogni aspetto del libro, la storia decolla lentamente solo dopo la prima metà, ma molti sono gli interrogativi che restano nel lettore. Tutto resta appena abbozzato. Un'altra cosa che mi dispiace di constatare è che questo romanzo ha poca profondità; non vi sono tematiche trattate, almeno per il momento. Potevano essere introdotti temi come l'amicizia, il razzismo, il rapporto uomo-natura... tutto sembra abbandonato a sé stesso, insomma.
Ho dato a questo primo volume della saga tre stelline e non due sulla fiducia, perché spero che "Spirit animals - La caccia", scritto da Maggie Stiefvater e in uscita nelle librerie a gennaio, mi regali ben altre emozioni, dandomi la soddisfazione che invece non ho trovato nel concludere questo primo volume.
Al momento lo consiglio ai ragazzi di età compresa fra i 9 e i 12 anni che hanno bisogno di una lettura davvero disimpegnata e semplice, senza troppe pretese.
Peccato per questo esordio poco promettente, ma confido nel prossimo volume.

Se volete dare un'occhiata al sito ufficiale della saga, potete cliccare qui: Spirit Animals


Che ne pensate? Lo leggerete?




domenica 16 novembre 2014

Anteprima. "Io sono Vera" di Alaisse Amehana


Bentornate nella mia Foresta Incantata, creature del bosco, e buona domenica!
E' con immenso piacere che oggi vi propongo questa anteprima. Lo so, era un po' che non capitava qui sul blog, ma questa è un'occasione speciale, perché tra pochissimi giorni sarà disponibile online il libro tanto atteso di un'amica blogger che ho avuto il piacere di conoscere di persona. Di chi sto parlando? Ma di Alaisse Amehana e del suo "Io sono Vera", naturalmente, il suo romanzo d'esordio che ha già avuto modo di tenere qualche fortunato lettore con il fiato sospeso dopo la lettura del primo capitolo. Ora finalmente l'attesa è terminata, e tra una manciata di giorni potrò (e potremo) goderci la storia per intero di Vera e Acsei, i protagonisti della sua storia, la quale aveva partecipato al concorso Giunti Shift proprio l'anno scorso. Ma adesso bando alle ciance e un Hip Hip Urrà per Alaisse!!!


Titolo: "Io cono Vera"
Autore: Alaisse Amehana
Prezzo: 2,99 euro
Formato: digitale
Editore: Rosa dei Venti Edizioni
Collana: Gli Angeli
Data di pubblicazione: 18 novembre 2014

Trama: Può una scelta sbagliata cambiare il corso di un’esistenza? Può l’errore di un attimo diventare l’inizio di un destino inaspettato? Quando Veronica esce di casa per raggiungere il ragazzo per cui farebbe di tutto, non sa che le sarà fatale. Non sa che in quell’istante qualcuno sta per cambiare inevitabilmente il corso degli eventi e che presto dimenticherà il sapore della vita. Basta un attimo, una decisione precipitosa, e il suo mondo si capovolge senza scampo. Acsei è un Allievo Custode e l’impulso di dimostrare che è pronto per diventare un vero Angelo è troppo forte per non dargli ascolto; ma il suo avventato desiderio di emergere ha conseguenze drammatiche. Così le loro vite si scontrano in un limbo che ha il volto di una tragedia irreversibile e sconvolgente e tutti i sogni, le speranze e le convinzioni della ragazza svaniscono improvvisamente, spazzati via da qualcosa che nessuno può sconfiggere. Ma Acsei è deciso a porre rimedio al suo errore e trascinerà Vera in una folle lotta contro il tempo e i pericoli che minacciano la sopravvivenza di un’anima solitaria in balia della morte. Cosa sarà disposto a fare per salvarla ed evitare che si smarrisca?

***

E per chi non conoscesse Alaisse, eccovi una sua biografia e i suoi contatti =)

Alaisse Amehana è nata a Torino in un giorno molto freddo di un anno non troppo lontano. Da piccola voleva fare l’archeologa scienziata per compiere grandi imprese, poi ha scoperto che leggere di altre persone che vivevano incredibili avventure era molto più comodo e meno rischioso. Si è diplomata al Liceo Classico e per la coerenza che la contraddistingue si è poi iscritta a Lingue e Culture dell’Asia e dell’Africa, dove studia giapponese e francese. La sua prima passione resta la scrittura e ha partecipato al Concorso Giunti Shift dove è risultata tra i finalisti. Tra un capitolo letto e uno in via di elaborazione non dimentica di seguire dieci serie tv contemporaneamente, gestire un blog privato e due in collaborazione, cucinare torte al cioccolato e litigare col proprio fratello. Nel tempo libero studia, ma non è una cosa di cui le piace parlare.

Email: aleamehana@gmail.com
Blog personalehttp://alaisseamehana.blogspot.it/
Pagina Facebook: Le storie di Alaisse Amehana

Che ne pensate? Io sono davvero molto felice per lei e non vedo l'ora di riprendere la lettura da dove l'avevo lasciata! Ancora in bocca al lupo ad Alaisse e un caloroso saluto a tutti voi ^_^



giovedì 13 novembre 2014

Mondo di Cristallo # 30: L'Aragonite


Bentornati nella mia Foresta Incantata!
"Mondo di Cristallo" è una rubrica che vi permetterà di conoscere qualcosa in più sui cristalli e i minerali, questi piccoli grandi tesori della Terra. Vi racconterò le curiosità che li riguardano e vi accennerò le loro proprietà e caratteristiche principali, con la speranza che possiate imparare qualcosa di nuovo e appassionarvi al prezioso mondo della mineralogia e della cristalloterapia.

Il minerale che vi presento oggi è:


Curiosità e Caratteristiche:
L'Aragonite è una pietra di origine idrotermale e si trova nelle fessure o nelle cavità delle rocce. Può prodursi per sedimentazione nelle sorgenti calde o a causa di depositi inorganici di calcio in acque basse. Con il tempo questa bellissima pietra può trasformarsi in Calcite.
L'Aragonite deve il suo nome al Rio Aragon, in Spagna, dove venne scoperta sul finire del Settecento. Sulle sue proprietà terapeutiche utilizzate dagli antichi però, non sono stati tramandati dati.

Proprietà:
Questo cristallo stabilizza l'eccesso di attività mentale, che può produrre nel soggetto stanchezza o carenza di motivazione. Si usa nei casi di ipersensibilità, agitazione e tremore. Contribuisce a instaurare con il tempo il benessere interiore in chi la utilizza regolarmente. Rende flessibili e tolleranti, aiutando a mantenere anche la concentrazione quando questa ha dei cali.
A seconda della sua colorazione, riesce ad avere influenze benefiche su diverse sfere della vita. La colorazione bianca e azzurra è un ottimo calmante dei processi mentali troppo irruenti che si riflettono sul sistema nervoso come stress, ansia, pensieri ricorrenti invasivi, affaticamento. L’Arancio è un buon rimedio per i piccoli o grandi traumi emotivi, aiutando a sbloccare i nodi energetici relativi al ciclo di elaborazione dei pensieri e di conseguenza favorisce la concentrazione.
A livello fisico, l'Aragonite regola il calcio, stimola l'attività muscolare e mantiene l'elasticità dei legamenti. Rafforza le difese immunitarie dell'organismo e viene utilizzata per i problemi digestivi.

Purificazione:
A causa della sua natura, l'Aragonite non può essere immersa completamente in acqua, sebbene sopporti abbastanza il getto di un debole filo d'acqua corrente, al seguito del quale va asciugata con attenzione. Per purificarla, è possibile lasciarla per qualche tempo su una famiglia di Ametista o di Cristallo di Rocca.

Fonti:
- "L'arte di curare con le pietre", Michael Gienger, Ed. Crisalide.


lunedì 10 novembre 2014

Tag: Le stagioni


Bentornate nella mia Foresta Incantata, creature del bosco!
Avete passato un buon weekend? Da me siamo sommersi dalla pioggia, ho trascorso molto tempo nella mia casetta, al calduccio, e gli alberi fuori dalla mia finestra sono gocciolanti e ormai quasi pronti ad affrontare l'inverno.
Qualche giorno fa mi sono imbattuta in un simpatico tag sul blog La Bella e il Cavaliere, e non ho resistito dal proporlo anche a voi, per cui eccomi qua ^_^

Inverno:

1) Cosa ti piace di più dell'inverno?
Dell'inverno amo le coperte caldissime, il piumone, il termosifone e l'immancabile tazza di té fumante o di cappuccino. Amo anche quelle rare giornate in cui mi concedo una cioccolata calda. Dove abito io la neve non scende mai, ma se ci fosse, amerei anche quella dell'inverno! Quando la vedo scendere a grossi fiocchi dal cielo mi emoziono come una bambina =)

2) Hai mai letto un libro davanti al camino?
In questa vita purtroppo no, in qualche vita precedente forse sì, chissà =P Mi piacerebbe avere un caminetto in casa, ma abito in città sfortunatamente, ma magari in futuro potrei anche averlo...

3) Hai mai fatto un angelo della neve?
Oh sì! Eccome! E mi sono divertita un mondo, ho riso come una pazza xD è stato circa tre anni fa.

4) Hai mai visto la slitta di Babbo Natale?
Sì, due anni fa in Trentino, di notte, nel bosco u.u e non sto scherzando!

5) Qual è il film di Natale che preferisci?
Indubbiamente Il Grinch! In fondo sono un po' Grinch anche io u.u

6) Hai mai mangiato un gelato in pieno inverno?
Avrei quasi detto a colpo sicuro "No", perché per me dopo la metà di settembre i gelati sono proibiti, visto quanto sono freddolosa, ma mi ricredo e dico "sì": qualche volta, anche in pieno inverno, mi sono concessa un gelato al cocco servito nella noce di cocco al ristorante cinese. Non ho saputo proprio resistere!



Primavera:

1) Cosa ti piace di più della primavera?
I fiori, il profumo nell'aria, le belle giornate tiepide dopo il lungo inverno, le prime passeggiate nei boschi e il mandorlo in fiore che tutti gli anni fiorisce prima degli altri alberi. Quando vedo i suoi primi fiorellini mi riempio di gioia e meraviglia, perché significa che la Primavera è in arrivo *O*

2) Qual è il tuo fiore preferito?
Il tulipano. Non importa di che colore sia, ma lo amo profondamente.

3) Che colori associ a questa stagione?
Non chiedetemi perché, ma ci associo il bianco, il blu scuro, l'azzurro e il rosa pesca.

4) Un libro da leggere sdraiata sul prato.
Per la spensieratezza, dico "La storia di Mina" di David Almond.

5) Tagli spesso i tuoi capelli in questo periodo?
Non ho un periodo in cui taglio più spesso i capelli. Diciamo che li taglio generalmente ogni tre-quattro mesi e in luna crescente. Se ci sono i presupposti, li taglio anche in primavera, ma non necessariamente.

6) Quand'è che per te inizia la primavera?
Come dicevo poco fa, per me questa stagione inizia quando vedo il mandorlo in fiore *O* e poi la primavera si sente semplicemente nell'aria!

7) Raccogli mai dei fiori per poi seccarli e conservarli?
No, non è un'abitudine che ho. Prendetemi pure per pazza, ma sono sensibile anche ai fiori recisi, mi dispiace staccarli dal terreno o persino comprarli dal fioraio, mi sento una mezza assassina, quindi evito di prenderli se proprio non mi serve. Preferisco godermeli nel loro ambiente, vivi, colorati e ondeggianti al vento. Sono romantica, lo so =P

8) Ti piace fare passeggiate?
Eccome se mi piace! Attendo con trepidazione le prime giornate di sole per poter tornare a passeggiare, soprattutto nei boschi =)



Estate:

1) Cosa ti piace di più dell'estate?
In realtà faccio fatica a trovare dei lati positivi a questa stagione, perché non la sopporto, ma... se devo scegliere, dell'estate mi piacciono i vestiti leggeri, le passeggiate in montagna (quando non fa troppo caldo) e il gelato, che mangio a volontà!

2) Qual è il tuo frutto preferito?
Posso dirne uno solo? Non ci riesco! XD i miei frutti preferiti sono le fragole, i lamponi e le pesche =P

3) Un autore che non manca alla tua estate?
Non ho un autore che leggo ogni estate, mi dispiace =P

4) In quale libro vorresti ambientare le tue vacanze?
In "Il passaggio dell'orso" di Giuseppe Festa =)

5) Qual è la tua bevanda preferita?
Il té freddo, meglio se alla pesca.

6) Cosa non sopporti invece di questa stagione?
Tutto! I turisti che invadono la città, creando un traffico insostenibile. Odio il caldo afoso, le zanzare (alle quali, tra l'altro, sono allergica), odio il sudore appiccicoso, e odio le belle giornate quando sono troppe, ho bisogno anche di un po' di pioggia ogni tanto (non troppa però, eh!). 


Autunno:

1) Cosa ti piace di più dell'autunno?
Posso rispondere "tutto", come nella domanda precedente? xD Dell'autunno, la mia stagione preferita, amo le atmosfere malinconiche e nostalgiche, amo il primo freddo che arriva, quello che dà sollievo dall'afa estiva. Amo le prime piogge, le foglie che creano sfumature meravigliose sugli alberi e sulle montagne, amo le bevande calde di cui comincio a sentire il bisogno per scaldarmi e amo il calduccio dei maglioni. Amo la raccolta delle castagne e le passeggiate nel bosco, amo la zucca, che compare in questo periodo dell'anno, e amo Halloween. Ve l'avevo detto che amavo proprio tutto dell'autunno!

2) Festeggi Halloween?
Ebbene sì, lo festeggio, ma non nel modo commerciale. Per me Halloween è in realtà Samhain, la festa  in cui i morti tornano tra i vivi. Adoro questa festa, e da due anni la festeggio in famiglia =)

3) Hai mai fatto dolcetto o scherzetto?
Se si intende nel vero significato del termine no. L'ho fatto da bambina, ma solo chiedendo "dolcetto o scherzetto" ai miei genitori, perché non esisteva ancora Halloween come quello che conosciamo noi oggi.

4) Cosa non ti piace dell'autunno?
Difficile a dirsi, ma credo di non amare molte le brutte giornate insistenti. Quando piove per troppi giorni mi è impossibile uscire e passeggiare nei boschi, e questo mi crea qualche disagio. Un'altra cosa che mi piace poco di questa stagione sono le giornate corte, sempre per il fatto che col buio non posso passeggiare in mezzo alla natura come invece vorrei.

5) Di che colore è il tuo ombrello?
Blu scuro.

6) Quand'è che per te inizia l'autunno?
L'autunno per me inizia già a metà agosto xD lo sento nell'aria, come un cambiamento sottile, che si avverte in modo molto flebile. Per me l'autunno comincia quando vedo le piante ormai stanche di produrre, quando le foglie si avvizziscono e cominciano a cadere al suolo. E l'Ippocastano è il primo albero della mia zona ad ingiallire, le sue foglie perdono vigore già a fine agosto o agli inizi di settembre, prima dunque che inizi l'autunno. Quando le sue foglie non sono più verdi, per me inizia l'autunno =)

7) Ti piaceva andare a scuola?
Ehm... non molto xD 

8) Un libro che stai leggendo e uno che inizierai.
Sto leggendo "I principi d'Irlanda" di Edward Rutherfurd e "Il sentiero della Terra" di Starhawk. Inizierò presto (spero) "Spirit Animals - Nati liberi" di Brandon Mull.


Se volete rispondere al tag potete farlo sui vostri blog o qui sotto in un commento, se preferite =)
Leggerò volentieri tutte le vostre risposte ^_^




giovedì 6 novembre 2014

Recensione: "Medicina per la Terra" di Sandra Ingerman


Bentornate nella mia Foresta Incantata, creature del bosco!
Passo di qua per recensirvi un libro che ho avuto il piacere di ricevere dalla casa editrice Crisalide, che ringrazio molto per la gentile concessione =)



Autore: Sandra Ingerman
Editore: Crisalide
Pagine: 287
Prezzo:  18,00 euro

Argomento: Nelle grandi tradizioni spirituali troviamo innumerevoli storie sulla capacità dell'uomo di trasformare il mondo naturale in modi apparentemente miracolosi ed inesplicabili. L'antica arte della guarigione e della trasmutazione, grazie alla quale le sostanze tossiche vengono trasformate e neutralizzate, è stata tramandata dall'antichità fino ai nostri giorni attraverso i vari insegnamenti spirituali che si sono succeduti durante i secoli. Mentre molti hanno attinto a questo corpo di conoscenze per curare l'individuo, pochi lo hanno usato per curare l'ambiente. Per più di venti anni Sandra Ingerman si è dedicata allo studio di metodi alternativi finalizzati alla riduzione dell'inquinamento ambientale. In questo suo libro, ci accompagna in uno straordinario viaggio attraverso la storia della trasmutazione, insegnandoci ad usare questa tecnica dimenticata per cambiare noi stessi ed il nostro ambiente. Fra le altre cose, ci spiega con esemplare chiarezza come opera la visualizzazione creativa ed in che modo si possono utilizzare le cerimonie ed i rituali, ci offre inoltre preziose informazioni a proposito dei miracolosi, ma scientificamente provati, effetti del suono sull'ambiente. Questo libro ci mostra che, quando le nostre azioni sono guidate dalla consapevolezza e dall'amore, non vi sono limiti alla nostra capacità di trasformare in modo positivo noi stessi ed il nostro ambiente.

Voto:
Recensione
"Medicina per la Terra" è un manuale pratico di sciamanismo che insegnerà al lettore la via di guarigione del pianeta su cui viviamo tramite un profondo e accurato lavoro sulla propria interiorità. Prima di scrivere questo testo approfondito, l'autrice ha praticato vent'anni di viaggi sciamanici, durante i quali le sono stati rivelati i principi di quella che gli alchimisti chiamano "trasmutazione", qui intesa come "la capacità di trasformare i veleni del corpo e dell'ambiente naturale" (cit.). L'autrice, dunque, in questo prezioso testo, insegna al lettore a guarire la Terra dall'inquinamento ambientale tramite metodi spirituali riconducibili allo sciamanismo.
Sandra Ingerman propone un percorso spirituale preciso e profondo a chi desidera guarire il pianeta, sostenendo, non a torto, che prima di guarire e cambiare il mondo che ci circonda dobbiamo necessariamente portare la guarigione e il cambiamento dentro di noi.
Gli spunti di riflessione all'interno del testo sono davvero molteplici e di notevole interesse; sebbene alcuni possano risultare quasi ovvi, non sono comunque da considerarsi banali né tantomeno superficiali, tutt'altro. Si tratta di un manuale che raccoglie un lavoro importante e oltremodo approfondito che richiede non solo costanza e perseveranza, ma anche una buona capacità meditativa per poter essere realizzato.
Alcuni degli innumerevoli esercizi proposti all'interno del testo sono facili, come quello per comprendere le influenze delle varie fasi lunari sull'organismo o ancora quello per meditare sui doni degli antenati, altri invece sono di natura più complessa e richiedono una conoscenza piuttosto avanzata delle tecniche sciamaniche e di meditazione.
Nonostante la complessità delle tecniche descritte, Sandra Ingerman utilizza un linguaggio semplice e di facile comprensione; il testo è farcito con le innumerevoli esperienze spirituali e personali dell'autrice, tant'è che il manuale diventa a tratti quasi autobiografico, oltre che da innumerevoli (forse anche troppi) esempi. Proprio a causa di questi ultimi, la lettura talvolta può rallentare, ma non risulta mai noiosa, mantiene vivo l'interesse del lettore in un clima sempre stimolante.
Sinceramente mi aspettavo di trovare tutt'altro in questo testo, pensavo di affacciarmi sì su una guida pratica alla guarigione della Terra, ma lo immaginavo più semplice e più "verde", mentre mi sono ritrovata a leggere un manuale di spiritualità che parla di un solido e profondo lavoro sulla propria interiorità. Nonostante il mio fraintendimento, ho apprezzato molto il lavoro di Sandra Ingerman, anche se purtroppo non ho potuto sperimentarlo e non posso farlo a breve per via della mia completa inesperienza riguardo i viaggi sciamanici. Non è un testo che consiglierei ai principianti, se non a quelli realmente e profondamente interessati all'argomento. Lo consiglio invece a chi pratica la meditazione e a chi ne conosce le basi, e a chi desidera avviarsi verso un processo di elevazione spirituale e di crescita interiore.

Voi che ne pensate?




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