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martedì 31 maggio 2016

#SEMEPI: Intervista a Giordana Gradara di Plesio Editore!

Benvenuti, Lettori!
Oggi c'è molta trepidazione sul Melo e su Il Pozzo dei Sussurri. Io e mia sorella Yvaine, infatti, siamo così felici da non stare più nella pelle di passare alla parte importante di questo post, ma due spiegazioni ve le dobbiamo.
Da circa una settimana abbiamo avviato un'iniziativa di cui vi ho già parlato e di cui trovate maggiori informazioni cliccando sull'immagine in alto nella colonna di sinistra del blog di Yvaine.
L'avrete comunque capito dal titolo dell'immagine: si tratta di sostenere le piccole case editrici... intervistando direttamente gli editori!
E' con immenso piacere che inauguriamo l'iniziativa con l'intervista a Giordana Gradara, editrice della Plesio Editore. Prima di lasciare la parola, però, conosciamo la storia di questa giovane Casa Editrice.

La Casa Editrice
Plesio Editore nasce nell'ottobre 2011 dalla passione di alcuni amanti del genere fantasy e della letteratura d’evasione. Dal desiderio di dimostrare che il fantastico è e vale molto più di quanto comunemente non si pensi.
Con i nostri libri vogliamo ottenere un prodotto eccellente, curato, amato in ogni fase di lavorazione. Un prodotto per la cui realizzazione non sono stati accettati compromessi, per il cui acquisto un cliente non debba mai dispiacersi. Un libro che sia il risultato dell’amore che lo scrittore ha impiegato nello scriverlo e della passione che l’editore ha provato nel lavorarci sopra.
Le nostre collane, AurendorSirioCucciosaruri ed ePlesio, vogliono diventare un faro per tutti gli appassionati di letteratura fantastica e noi lavoreremo affinché ciò avvenga.
Di quanto detto sopra, c’è una frase che ci preme sottolineare; la mancata accettazione di compromessi. Di nessun tipo. Plesio si schiererà con la buona letteratura e con i bravi autori (questo è il minimo), ma anche con la trasparenza, il rapporto umano, il lavoro duro, l’originalità e, soprattutto, il coraggio.
Ecco appunto; il coraggio. Non si può cambiare un mondo senza coraggio e quello dell’editoria non fa eccezione. Ne consegue la nostra scelta di essere noi i primi investitori dei libri che pubblicheremo.


CONTATTI UTILISito: Plesio Editore
Pagina Facebook: Plesio Editore
E-mail: info@plesioeditore.it
Curiosità: offrono servizi editoriali per chi cerca un aiuto per correggere il proprio manoscritto. Per gli interessati ecco il link: Servizi Editoriali


Ora diamo finalmente il benvenuto a Giordana Gradara, l'editrice di Plesio Editore!
Ma bando alle ciance: cominciamo subito con le domande.

Cominciamo con una domanda semplice, ma che ci ha sempre incuriosite: qual è il motivo della scelta del nome della Casa Editrice e del logo? Bene, questa la so! Scherzi a parte, cercavamo un nome che potesse riportare alla capacità di esplorare mondi diversi dal nostro. Inizialmente la lista era varia, c’era sì Plesio (da plesiosauro, la famiglia a cui si fa appartenere per convenzione Nessie, il famoso mostro di Lock Ness), ma anche Nautilus, Argo o Zaratan. Il greco a questo punto c’è venuto in aiuto. “Plesio” significa “vicino”. E così come il plesiosauro è vicino, ovvero simile, a un dinosauro senza esserlo… Plesio racconta storie vicine alla realtà, esplorandone il lato fantastico.
Lasciamo da parte le curiosità e veniamo alle domande tecniche! Qual è la vostra linea editoriale? Di quali generi vi occupate? So anche questa. Ho quasi il dubbio di essermi preparata a dovere a questo punto! Ci occupiamo di fantastico, in particolare di fantasy e fantascienza, senza disdegnare nessuno dei sottogeneri a questi ascrivibili. Be’, in effetti era una risposta abbastanza facile.
Pubblicate solo libri di autori italiani o anche di autori stranieri? Perché questa scelta? Al momento abbiamo pubblicato solo italiani, ma non è detto che in futuro le cose non possano cambiare. 
Pubblicate cartacei o ebook? Entrambi. Di solito i nostri cartacei diventano ebook, ma abbiamo anche storie che nascono appositamente per il mercato digitale. Crediamo che ogni storia abbia un suo formato di riferimento.
Su quale aspetto ponete maggior attenzione per la pubblicazione e/o promozione di un libro? Ecco, questa è una domanda un po’ più complessa. Risponderò dilungandomi un po’, fingendo di sapere, come si faceva all’università con le domande più ostiche. Dunque, la pubblicazione dicevamo. I libri per essere pubblicati devono rispondere a tre criteri fondamentali più uno intrinseco.

1) Devono essere buoni libri,
2) Devono essere coerenti con le nostre collane,
3) Devono avere buone possibilità di essere ben accettati dal mercato.
Poi c’è il valore intrinseco della piacevolezza, che forse è il più importante di tutti. Dobbiamo esserci appassionati durante la sua lettura. La promozione, invece, è qualcosa di più complesso. Non esistono ricette magiche. Noi piccoli non possiamo contare su una distribuzione che garantisca la presenza immediata in tutte le librerie, quindi i canali tradizionali di pubblicità spesso non sono adatti a noi, perché se anche il lettore trovasse interessante la recensione letta sul tal quotidiano, senza trovare il libro fisicamente sugli scaffali difficilmente proverà a cercarlo. Il digitale supera questo scoglio solo in parte, perché se è vero che un file è immediatamente scaricabile da chiunque, è altrettanto vero che le prime pagine di ricerca e i libri più in evidenza sono sempre i soliti noti. Al momento crediamo che il modo migliore per farci conoscere sia parlare direttamente con i nostri lettori, ed è per questo che amiamo molto partecipare alle fiere di settore.
Qual è la distribuzione della vostra Casa Editrice? Siamo distribuiti a livello nazionale da Libro Co, che è partner FastBook.
Siamo già giunti all'ultima domanda! Prima di salutarci un'ultima cosa: qual è la qualità indispensabile per un editore? E quali requisiti deve avere un autore per attirare la vostra attenzione? Penso che ogni editore abbia la sua qualità indispensabile. Noi crediamo particolarmente nel lavoro di squadra, per questo cerchiamo di coltivare positivamente il rapporto e la collaborazione con i nostri autori. La qualità che non vorrei mai Plesio perdesse, neanche a fronte di una crescita aziendale, è la capacità di creare rapporti sani e costruttivi con tutti i nostri autori e collaboratori. 
Grazie mille a Giordana per averci dedicato parte del suo tempo e aver soddisfatto la nostra curiosità! Grazie a voi per avermi ospitato.

Io vi rimando alla pagina Facebook di SEMEPI, ricordandovi che per i prossimi 7 giorni pubblicizzeremo 7 titoli del catalogo della Plesio Editore. Mi raccomando, passate a trovarci!

mercoledì 25 maggio 2016

Sostieni Editori Medi E Piccoli Italiani! Nasce SEMEPI

Buongiorno, mie care mele!
Oggi vi comunico una notizia importante a cui tengo molto e di cui alcuni di voi avranno già sentito parlare su Facebook.

Due giorni fa, infatti, ha finalmente aperto i battenti Sostieni Editori Medi E Piccoli Italiani (SEMEPI, se preferite), pagina Facebook e iniziativa che intende far conoscere ai lettori, ma anche agli autori che cercano qualcuno con cui pubblicare, le piccole e medie Case Editrici, speranza del futuro e in cui noi crediamo, tramite delle brevi interviste agli stessi Editori.
L'idea è partita da mia sorella Yvaine, che alcuni di voi conosceranno grazie al suo blog, e io ho l'onore di essere amministratrice insieme a lei, aiutandola come meglio posso.
SEMEPI offre uno sguardo su quegli editori semi-sconosciuti nel panorama editoriale nazionale, nei cui cataloghi si nascondono spesso gioielli di narrativa, frutto di impegno e grande passione di autori ed editori.
Perciò, se anche voi avete a cuore questa causa e volete sostenerla, non vi resta che mettere un bel "mi piace" alla pagina Facebook, condividerla e restare aggiornati su questi canali, perché abbiamo già qualcosa che bolle in pentola.
Presto aggiorneremo la pagina e troverete sul blog una pagina apposita dove ricavare tutte le informazioni sull'iniziativa.

Potete contattarci su Facebook o sulla mail (sostieni.semepi@gmail.com) per informazioni e curiosità, e gli Editori interessati possono inviarci la loro richiesta di partecipare.


Noi lettori facciamo sempre la differenza!



A presto,


  Mirial Yvaine

martedì 17 maggio 2016

Recensione: "Dentro soffia il vento" di Francesca Diotallevi


Bentornate sull'Albero, mie care mele!
Come state? Io ho il cuore in subbuglio per la lettura appena conclusa di un libro amato alla follia, una meraviglia che mi ha stregata, facendomi impazzire di nostalgia una volta girata l'ultima pagina.
Spero di riuscire a dedicare al nuovo romanzo di Francesca Diotallevi le parole che merita perché, come accade per ogni libro che arriva dritto al cuore, diventa difficile esprimere tutte le emozioni che si sono provate e rendergli giustizia.


Titolo: Dentro soffia il vento
Autore: Francesca Diotallevi
Editore: Neri Pozza Editore
Pagine: 222
Prezzo: 16,00 euro

Trama: In un avvallamento tra due montagne della Val d’Aosta, al tempo della Grande Guerra, sorge il borgo di Saint Rhémy: un piccolo gruppo di case affastellate le une sulle altre, in mezzo alle quali spunta uno sparuto campanile. Al calare della sera, da una di quelle case, con il volto opportunamente protetto dall’oscurità, qualche «anima pia» esce a volte per avventurarsi nel bosco e andare a bussare alla porta di un capanno dove vive Fiamma, una ragazza dai capelli così rossi che sembrano guizzare come lingue di fuoco in un camino. Come faceva sua madre quand’era ancora in vita, Fiamma prepara decotti per curare ogni malanno: asma, reumatismi, cattiva digestione, insonnia, infezioni… Infusi d’erbe che, in bocca alla gente del borgo diventano «pozioni » approntate da una «strega» che ha venduto l’anima al diavolo. Così, mentre al calare delle ombre gli abitanti di Saint Rhémy compaiono furtivi alla sua porta, alla luce del sole si segnano al passaggio della ragazza ed evitano persino di guardarla negli occhi. Il piccolo e inospitale capanno e il bosco sono perciò l’unica realtà che Fiamma conosce, l’unico luogo in cui si sente al sicuro. La solitudine, però, a volte le pesa addosso come un macigno, soprattutto da quando Raphaël Rosset se n’è andato. Era inaspettatamente comparso un giorno al suo cospetto, Raphaël, quando era ancora un bambino sparuto, con una folta matassa di capelli biondi come il grano e una spruzzata di lentiggini sul naso a patata. Le aveva parlato normalmente, come si fa tra ragazzi ed era diventato col tempo il suo migliore e unico amico. Poi, a ventuno anni, in un giorno di sole era partito per la guerra con il sorriso stampato sul volto e la penna di corvo ben lucida sul cappello, e non era più tornato. Ora, ogni sera alla stessa ora, Fiamma si spinge al limitare del bosco, fino alla fattoria dei Rosset. Prima di scomparire inghiottita dal buio della notte, se ne sta a guardare a lungo la casa dove, in preda ai sensi di colpa per non essere andato lui in guerra, si aggira sconsolato Yann, il fratello zoppo di Raphaël… il fratello che la odia. Ritornando su un tema caro alla letteratura di ogni tempo – l’amore che dissolve il rapporto tra una comunità e il suo capro espiatorio – Francesca Diotallevi costruisce un romanzo che sorprende per la maturità della scrittura e la solidità della trama, un’opera che annuncia un nuovo talento della narrativa italiana.

Voto:



Assegno a questo libro anche la Mela d'Oro, poiché entra a far parte dei miei preferiti!

Recensione:
Sapevo che questo libro mi avrebbe appassionata: quando ho letto la trama vi ho ritrovato tutti gli ingredienti principali per una storia meravigliosa, eppure, a lettura conclusa, mi sono sentita spiazzata da tanta bellezza, racchiusa in poco più di duecento pagine.
Dentro soffia il vento è narrato in prima persona, seguendo a capitoli alterni il punto di vista dei tre protagonisti: don Agape, il nuovo e insicuro parroco di Saint Rhémy, Yann Rosset, il freddo e rancoroso fratello di Raphaël, e Fiamma, emarginata e considerata strega dagli abitanti del paese.
Fin dalle prime pagine Francesca Diotallevi intrappola il lettore nella ragnatela da lei tessuta abilmente, ha irretito la mia anima catturandola parola dopo parola. Quello che emerge da questo romanzo, infatti, è la maestria dell'autrice che, pur essendo giovane, dimostra una grande maturità nella potenza narrativa.
Lo stile di Francesca è poetico, descrittivo, ma mai pesante o ridondante. La musicalità del testo è innegabile e la sua scrittura è incredibilmente evocativa, fatta di sensazioni vivide. Sono stati pochi gli autori in grado di farmi sentire i profumi, i suoni e le sensazioni e Francesca entra a far parte di essi. Mi sono sentita anche io parte della valle, dei monti, delle case di Saint Rhémy. Ho provato il freddo intenso dell'inverno delle Alpi, sentito il profumo delle erbe essiccate per gli infusi e i decotti di Fiamma, toccato la ruvida corteccia dei larici e delle betulle come se fossi stata protagonista anche io della storia, e non una semplice spettatrice. E' questa la grande abilità di questo astro nascente della letteratura italiana, perché è così che mi piace definire Francesca Diotallevi.
Aveva smesso di piovere, e una spessa nebbia aleggiava fra le betulle, avvolgendo i tronchi lunghi e pallidi di filamenti argentati. La gente della valle li considerava alberi magici, le leggende dicevano che da quei rami le streghe ricavassero le proprie scope. Forse è per questo che, tra le piante del bosco, la betulla ha sempre avuto la mia predilezione.
In Dentro soffia il vento i dialoghi non sono molti, l'autrice ha puntato sulla psicologia dei personaggi, indagando in profondità l'animo umano. Ho apprezzato molto questa scelta, perché non solo mi ha permesso di immedesimarmi meglio, ma mi ha dato anche la possibilità di provare emozioni forti e indimenticabili. Mi ha spiazzato anche la semplicità della storia, a riprova del fatto che un libro non debba contenere necessariamente avventure rocambolesche e innumerevoli vicende per saper colpire il cuore di chi legge.
Uno degli insegnamenti che sto cercando di assimilare nella mia carriera di scrittrice emergente è quello di non descrivere, ma di mostrare. Dentro soffia il vento è, per l'appunto, un romanzo che mostra pian piano la sua storia al lettore, l'autrice non ci descrive le situazioni come si potrebbe fare in un elenco della spesa, ma ci mostra le cose come stanno, tenendoci per mano. Lo fa lentamente, con delicatezza, permettendo al lettore di inoltrarsi in quella foresta che è l'anima umana, fatta di luci e ombre. L'abilità narrativa dell'autrice si potrebbe riassumere in questa citazione, scritta di suo pugno nel romanzo:
Non diceva mai più del dovuto, aveva la singolare capacità di mettere insieme quel poco che serviva per spiegarsi in maniera adeguata, senza aggiungere altro. E' una dote che in pochi possiedono.
Per quanto riguarda i personaggi, li ho amati tutti, dal primo all'ultimo. Le loro emozioni contrastanti, i dubbi, le fragilità e le passioni li hanno resi vivi ai miei occhi, perché Francesca Diotallevi ha il dono di soffiare la vita dentro i suoi personaggi di carta e inchiostro. I sentimenti che Fiamma, Yann e don Agape provano sono perfettamente umani, non c'è perfezione in loro, e questo li rende reali e assolutamente credibili. In fondo è dei difetti che ci si innamora, non è vero?
Mi sono affezionata a Fiamma, al suo coraggio indomito e alle sue fragilità, alla fierezza e al suo modo di lasciar fluire in sé le emozioni. Ho amato anche Yann, in cui mi sono rivista per il suo senso del dovere e le sue responsabilità da fratello maggiore. Persino don Agape ha saputo lasciare il segno in me, con la sua insicurezza e i suoi interrogativi esistenziali. E poi c'è Raphaël: brillante, sensibile, curioso e intelligente. Il lettore lo conosce solo dalle parole di chi lo ha conosciuto, ma ne sente comunque l'assenza, così come la sentono Yann e Fiamma.
Oltre ai protagonisti, tuttavia, l'autrice descrive con poche ma nitide pennellate anche gli altri abitanti del villaggio e gli zingari che hanno sostato nel bosco intorno a Sait Rhémy. Lucien Borel e sua moglie, Rhian, Agnés Rosset, Marie, persino don Jacques hanno saputo regalarmi emozioni che non dimenticherò facilmente.
I temi presenti in Dentro soffia il vento sono molti, primo fra tutti l'amore, quello prepotente, che sconvolge. Esso è indagato in ogni sua sfaccettatura, ma in sostanza è questo il sentimento predominante, insieme al suo opposto, l'odio. Amore e odio si rincorrono per tutto il romanzo, alternandosi e mescolandosi. Troviamo tra le pagine anche il tema del diverso, dell'emarginazione, dell'ignoranza che sfocia in superstizione e, talvolta, nella violenza. Tra le altre tematiche ci sono il rispetto per la natura e la riconoscenza della sua "supremazia" sull'uomo, la guerra, che non è protagonista di queste pagine, ma che incombe come una nuvola temporalesca sulla storia e sui protagonisti. E poi l'amicizia, il senso di famiglia e comunità, il dolore, il rimpianto, l'orgoglio e il coraggio...
Leggetelo se amate le storie dalle ambientazioni fredde, misteriose e dalle atmosfere cupe. Fiondatevi su questa lettura se desiderate un libro da cui uscire cambiati, arricchiti, perché il vento soffierà forte fuori, dentro e intorno a voi come nella più insidiosa delle bufere.
Io ringrazio infinitamente Francesca Diotallevi per aver creato una storia indimenticabile e per avermi avvelenato di nostalgia a lettura conclusa. Vorrei un antidoto, pagine in più da gustare per lenire il senso di abbandono che questa storia mi ha procurato. Mi serviva una lettura come questa, mi ha dato forza, coraggio e ha fatto crescere in me la voglia di continuare a scrivere, perché in fondo, come la stessa Francesca scrive nelle sue pagine, "i libri rendono le persone migliori. A volte le salvano."

martedì 10 maggio 2016

Recensione: "Dralon" di M.C. Willems


Bentornate sull'Albero, mie care mele!
Finalmente, tra un impegno e l'altro, sono riuscita a concludere la lettura di questo libro per ragazzi, per cui ve lo recensisco con immenso piacere ^_^


Titolo: Dralon
Autore: M.C. Wllems
Editore: Ypucanprint
Pagine: 264
Prezzo: 15,00 euro (cartaceo) - 2,99 euro (ebook)

Trama: La famiglia Moffet è una famiglia come tante. Conduce una vita semplice e tranquilla in una graziosa casetta a due piani nei sobborghi di Londra... questo, fino a quando non riceve, per mano di uno strano postino, un misterioso pacco che la catapulterà, senza volerlo, in un mondo sconosciuto e fantastico; un mondo al contrario, popolato da bastoni e ciottoli parlanti, scarpe che danno il benvenuto, custodi di sasso, lampade e calderoni magici, indovini burloni e fiammiferi urlanti in grado di svelare strade segrete. Un magico e avventuroso viaggio che porterà i protagonisti a scontrarsi contro malvagie forze oscure e a percorrere gli impervi sentieri del cambiamento e della crescita interiore.

Voto:



Recensione:
Il mio incontro con questo libro ha del singolare, davvero. Mesi fa, quando l'autrice mi aveva mandato l'anteprima via mail, ero rimasta molto incuriosita dalla trama, ma era un periodo impegnato per me, stavo affrontando un trasloco e il blog era in un momento di profonda crisi, per cui mi sono ritrovata a dover rimandare la lettura di questa storia.
A fine febbraio, dopo aver dato nuova vita a L'Albero delle Mele e ormai sicura di potermi dedicare alla lettura di "Dralon", ho contattato M.C. Willems, che con gentilezza mi ha spedito una copia.
Quella stessa copia si è quasi persa due volte nel tragitto, ma alla fine è giunta a destinazione sana e salva e anche io ho potuto godere della magia contenuta nel volume scritto dalla Willems. A ripensare a tutte le peripezie che il libro ha vissuto per arrivare da me, mi verrebbe da pensare che ci sia sotto lo zampino nientepopodimeno che di Mortimer Grimalion, il magico e singolare postino che incontriamo nelle primissime pagine di "Dralon". La storia, infatti, comincia con un pacco misterioso recapitato alla famiglia Moffett, composta dai coniugi Eleanor e Romeo e dai loro tre figli, Peter, Michael e Kate. I Moffett non amano gli imprevisti, né tantomeno le stramberie, per questo l'arrivo del suddetto pacco creerà non poco scompiglio.
Fin dalle prime pagine la mente del lettore viene affollata di domande, grazie allo stile della Willems, che sa quali tasti premere per incuriosire chi legge. La scrittura pulita, semplice e mai banale dell'autrice ci accompagna con voce cristallina all'interno di questa avventura, perché in "Dralon" è questo che troverete, insieme a tanta, tantissima magia. 
Ho sentito paragonare il libro della Willems alla celebre saga di Harry Potter e, sebbene i riferimenti siano più che espliciti, non credo si possa dire dell'autrice che non abbia saputo scrivere niente di nuovo. I punti in comune con il mago con gli occhiali sono diversi, ma sanno distaccarsi dalla saga della Rowling con una buona dose di fantasia. Ho trovato riferimenti anche a "Alice nel Paese delle Meraviglie" di Carroll, ma credetemi se vi dico che nulla di tutto questo risulta fastidioso agli occhi di chi legge.
"Dralon" è il primo volume di una nuova saga fantasy per ragazzi e, come tale, si mostra introduttivo. Ha saputo sorprendermi dopo la prima metà e sono contenta di come siano evoluti i personaggi, anche se, forse, il loro cambiamento è stato un po' repentino per i miei gusti. Tra le pagine di questa storia incontriamo numerosi amici, spesso descritti in modo caricaturale, per esaltarne pregi e difetti. Inizialmente devo ammettere di aver fatto fatica a mettermi nei panni di ognuno di loro, spero che la psicologia di tutti i personaggi introdotti venga indagata meglio nei prossimi volumi. Per ora posso dire di essermi affezionata al maldestro e opportunista Grimalion e alla burbera Odilde Costalbine (nell'illustrazione qui sotto), chissà cosa gli riserverà il seguito di questa appassionante e promettente storia!
Pur essendo autopubblicato, devo ammettere che "Dralon" non ha niente da invidiare un libro pubblicato da un editore; si sente il lavoro di editing fatto sul testo, attento e preciso. Le illustrazioni, poi, sono davvero particolari e impreziosiscono la narrazione.
Leggetelo se amate l'avventura, i colpi di scena e la magia, perché sono questi gli ingredienti fondamentali di "Dralon". Tra le sue pagine troverete indovinelli, duelli di magia ed enigmi da risolvere, ma anche paesi incantati in cui ogni desiderio può diventare realtà (ma attenzione al prezzo da pagare!), incantesimi e oggetti che sembrano usciti dalla più classica delle fiabe. E, mi raccomando, tenete d'occhio gli orologi: se le lancette, anziché andare avanti come di consueto, cominciassero ad andare al contrario... ahimé, sarebbero guai grossi per tutti!

Voi che ne pensate? Lo avete letto?


mercoledì 4 maggio 2016

Don't worry, be... Apple! #3: Corri di qua, corri di là (ma sempre lentamente!)


Buon pomeriggio mie care mele!
Come state? Finalmente torno con un post "chiacchieroso", non sono più riuscita a prepararvene uno. Ancora una volta ho tante cose da raccontare e alcuni aggiornamenti da farvi, per cui spero di non perdermi in chiacchiere futili in questo post.
Come avrete notato, da un po' di mesi a questa parte i post sull'Albero si sono assottigliati di molto. Vi avevo avvisati, d'altra parte, che la mia vita sarebbe stata più impegnata dopo aver cambiato casa, e in un certo senso così è stato. A tal proposito, ho diverse cose da dirvi. Ho continuato a chiedermi se valesse davvero la pena lasciare aperto un blog in cui scrivere pochi post che, tra l'altro, vengono seguiti in modo scarso da voi lettori. Sebbene io abbia superato i 400 follower, non ricevo molti vostri commenti, per cui spesso mi chiedo se ne valga davvero la pena, come penso sia capitato a tanti altri prima di me. In più L'Albero delle Mele è considerato un blog letterario, perché di questo si parla, in fondo, tuttavia avrete notato che non è uno spazio virtuale come gli altri che trattano di lettura, qui non troverete recensioni di libri "all'ultimo grido", né in anteprima, e a questo ci sono diverse spiegazioni. Prima di tutto leggere per me è un piacere, soprattutto negli ultimi mesi, in cui il tempo a mia disposizione è così scarso che a malapena riesco a leggere tre pagine al giorno, a volte neanche più quelle. Infine, ho grossi problemi di ricezione dei pacchi da parte dei corrieri, che non trovano casa mia (e vi assicuro che non abito fuori dal mondo...) per cui ho già perso due pacchi. Dato che questo per me, almeno per ora, è un problema irrisolvibile, mi trovo costretta a rinunciare alle collaborazioni con le case editrici, ahimé. Spesso devo trattenermi dal richiedere un libro che mi piacerebbe leggere in anteprima, ma, onestamente, ho scoperto che è meglio così. Come vi dicevo poco sopra, ho davvero pochissimo tempo, per cui ormai preferisco comprare i libri (quando posso e quando li trovo scontati) di tasca mia, metterli sullo scaffale e aspettare di avere un momento libero per fiondarmi in una nuova storia. Ho cambiato prospettiva, diciamo così, e un po' sono stata costretta a farlo. E' strano, però, perché continuo a comprare più libri di quanti potrei effettivamente leggerne, ragiono ancora come qualche mese fa, quando riuscivo a programmarmi le letture da fare, mentre ora, ahimé, le cose sono completamente cambiate. Sto cercando di metabolizzare al meglio questo cambiamento, per me che non ho mai smesso di leggere da quando a 6 anni mi è stato insegnato. Ora, invece, mi ritrovo a trascinarmi una lettura per settimane e settimane... 
Tutto questo per dirvi che ho deciso di interrompere anche le richieste di recensioni da parte degli autori. Ultimamente mi sono trascinata letture fatte per "obbligo", dunque per correttezza e per dedicarmi a tutti i libri che mi aspettano nella mia libreria, non accetterò più richieste di recensioni, mi dispiace.
Per quanto riguarda la questione su cui mi arrovello a mesi alterni, e cioè "chiudo-il-blog-o-non-lo-chiudo", ancora una volta torno a ripetermi: anche il blog per me è un piacere, soprattutto negli ultimi tempi. E' un passatempo e farlo senza obblighi di nessun tipo mi rende ancora più convinta di voler andare avanti così, per la mia strada, andando un po' controcorrente rispetto a tutti gli altri. Non mi importa se non potrò recensire più libri in anteprima o collaborare con le case editrici, se il tempo è e sarà pochissimo per scrivere qui. Io spero solo che continuiate a seguirmi lo stesso, anche se sono un po' "la pecora nera" dei blog letterari xD D'altra parte un albero impiega tanto tempo per crescere, lo fa lentamente, e così sarà anche questo angolino: lento e paziente. 
E ora vi starete chiedendo... cosa avrà da fare Mirial tutto il giorno da non poter stare ai ritmi del blog?
Ebbene, i miei impegni si sono moltiplicati! Come molti di voi sapranno bene, una casa richiede molta cura, tanto tempo e io non sono più a casa con mamma e papà, per cui devo rimboccarmi le maniche e fare tutto da me. Ci sono giorni che le pile di vestiti da lavare e stirare si fanno più alte di me (non che ci voglia molto, ma...), e poi la spesa, le commissioni, le varie faccende... insomma, già quello casalingo è un mestiere da considerarsi davvero a tempo a pieno. Oltre a questo, negli ultimi mesi sto lavorando parecchio per la promozione di Sogni di Carta, il mio ultimo romanzo. Vi assicuro che non è affatto semplice trattare con librai/associazioni ecc. per l'organizzazione di presentazioni, spesso ci si sente frustrati, ma poi si va avanti comunque a testa alta (ingoiando pur sempre grossi rospi). Sempre per Sogni di Carta, sto realizzando tantissimi topolini di feltro su commissione, mai mi sarei aspettata un successo del genere! Infatti sono indietro anche su questo, dovrei prepararne alcuni da dare all'editore per il Salone del Libro di Torino, ma sono in alto mare e credo proprio che non ce la farò ç_ç 
Da qualche settimana ho iniziato anche a lavorare (finalmente), l'unica pecca è che ho una sorta di contratto a chiamata, quindi devo tenermi sempre libera da impegni e non ho modo di fare alcun tipo di progetto, neppure sulla giornata.
Metteteci, infine, che la mia gatta questo mese non è stata molto bene e... capirete la mia disperazione xD
Tra una disavventura e l'altra però, sono ancora qui, e sono felice di poter mandare avanti L'Albero delle Mele, anche se ci scriverò di meno, anche se mi seguirete in pochissimi. Finché mi sarà possibile lo terrò aperto e ci scriverò nei ritagli di tempo, perché mi fa stare bene, ed è questo l'importante ;)

lunedì 2 maggio 2016

Recensione: "Olga di carta" di Elisabetta Gnone


Bentornate sull'Albero, mie care mele!
Mi scuso per le lunghe assenze di queste settimane e ne approfitto per scusarmi anche se non ho risposto ai vostri ultimi commenti e alle mail, ma ho iniziato a lavorare, e il tempo è davvero pochissimo, per cui spesso non accendo neanche il pc.
Oggi vi ripropongo la recensione di "Olga di carta" di Elisabetta Gnone, pubblicata qualche settimana fa sul mio secondo blog, Soni di Carta.
Nel frattempo, spero di riuscire a pubblicare nuovi post molto presto!


Titolo: Olga di carta. Il viaggio straordinario
Autore: Elisabetta Gnone
Editore: Salani
Pagine: 298
Prezzo: 14,90 euro

Trama: Olga Papel è una ragazzina esile come un ramoscello e ha una dote speciale: sa raccontare incredibili storie, che dice d'aver vissuto personalmente e in cui può capitare che un tasso sappia parlare, un coniglio faccia il barcaiolo e un orso voglia essere sarto. Vero? Falso? La saggia Tomeo, barbiera del villaggio sostiene che Olga crei le sue storie intorno ai fantasmi dell'infanzia, intrappolandoli in mondi chiusi perché non facciano più paura. Per questo i racconti di Olga hanno tanto successo: perché sconfiggono mostri che in realtà spaventano tutti, piccoli e grandi. Un giorno, per consolare il suo amico Bruco, dal carattere fragile, Olga decide di raccontargli la storia della bambina di carta che un giorno partì dal suo villaggio per andare a chiedere alla maga Ausolia di essere trasformata in una bambina normale, di carne e ossa. Il viaggio fu lungo e avventuroso: s'imbatté in un venditore di tracce, prese un passaggio da un ragazzo che viveva a bordo di una mongolfiera e da un altro che attraversava il mare remando. Più volte rischiò la vita, si perse, ma fu trovata da un circo. E quando infine trovò la maga, solo allora la bambina di carta comprese quante cose fosse riuscita a fare...

Voto:



Recensione:
Ci sono piccoli libri che lasciano grandi emozioni nel cuore, una volta conclusi. Ci sono romanzi che possono essere letti a tutte le età, perché hanno sempre un messaggio da trasmettere, attuale e mai banale. Olga di carta di Elisabetta Gnone è questo e molto altro ancora.
Non sapevo bene cosa aspettarmi da questa storia, la trama e la copertina mi attiravano, ma ero rimasta delusa dal primo volume della saga di Fairy Oak - Il segreto delle gemelle, per cui il mio approccio con il nuovo lavoro della Gnone è stato un tentativo di "riappacificarmi" con l'autrice, se così si può dire.
Olga di carta si è dimostrato un piccolo gioiello, che custodirò gelosamente sugli scaffali della mia libreria.

"Il segreto è nella carta. [...] A osservarla bene, ogni carta mostra la sua fibra, che è molto più forte di quanto si creda! Però è anche flessibile e leggera, facile da modellare. Non c'è niente che non si possa fare con la carta, bisogna solo conoscerla e fidarsi di lei."

Fin dalle prime pagine il lettore viene rapito dallo stile dell'autrice, fresco e leggero, fantasioso ed evocativo. L'inizio di questa storia mi ha ricordato un altro romanzo che ho amato a dismisura, e cioè Momo di Michael Ende. Cos'hanno in comune Momo e Olga? Quasi nulla, se non il fatto che riescono entrambe ad attirare l'attenzione di tutti, grandi e piccini, per due doti diametralmente opposte: Momo sa ascoltare, mentre Olga sa raccontare. La naturalezza e la semplicità con cui queste due protagoniste intrattengono i loro compaesani le ha rese simili ai miei occhi di lettrice, ma Olga somiglia molto anche a un altro personaggio di carta e inchiostro... sto parlando di Jacques Papier del romanzo di Michelle Cuevas, ma prima di rivelarvi il motivo di questa somiglianza, devo parlarvi di lei, Olga, di chi altrimenti?
Nelle pagine di Elisabetta Gnone ritroviamo due storie che si svolgono parallele e che, talvolta, sembrano sovrapporsi. Protagoniste del romanzo sono Olga Papel, ragazzina  fantasiosa, dolce e instancabile narratrice, e Olga di carta, la sua omonima di cui la piccola Papel racconta le avventure.
Tutti gli abitanti di Balicò si riuniscono per ascoltare le storie di Olga, alcuni si nascondono dietro i cespugli, per non farsi scoprire ad ascoltare le favole di una bambina, altri sanno di addormentarsi nel bel mezzo della narrazione, per cui richiedono di essere svegliati per non perdersi il gran finale... insomma, Olga con la sua capacità di intrattenimento sa tenere sul filo del rasoio tutto il paese, chi più chi meno, e davanti alle sue storie anche chi era nemico diventa amico per un attimo, pronto a calarsi nei panni della bimba di carta protagonista della storia che Olga racconta.
Perché Olga di carta attira l'attenzione di tutti, però? Forse perché, come hanno fatto notare nella sinossi del romanzo, Olga sa fare breccia nel cuore di ognuno di noi, con i suoi piccoli, grandi drammi, che sono stati anche i nostri (e lo sono ancora!).

"Una bambina che ha scoperto come vincere la paura" diceva (di lei) la saggia Tomeo [...]
"Paura di cosa?" le chiedevano gli altri.
"Dei mostri che mette nelle sue storie e dei quali noi tutti abbiamo paura!"

Pur di non essere più diversa, fragile, vulnerabile e insignificante, Olga di carta intraprende un viaggio, che è anche il nostro, alla ricerca di qualcuno che possa renderla una persona migliore.
Ma, infine, troverà quello che cercava all'inizio della sua avventura? La strada è irta di pericoli, gli insegnamenti sono sempre dietro l'angolo e nessuno può sapere dove i passi di Olga la (e ci) condurranno, ma una cosa è certa: chi viaggia non torna mai a casa uguale a come era partito, ne tornerà con un bagaglio più carico e ricco di prima. Ecco come ci sentiremo a lettura conclusa.
Lungo la strada verso la realizzazione del suo più grande desiderio, quello di diventare una bambina normale, in carne e ossa, Olga fa gli incontri più disparati: un tasso brontolone, un bambino che vive su una mongolfiera senza mai toccare terra (e in questo mi ha ricordato con tenerezza Il barone rampante di Italo Calvino), un cercatore di tracce, l'allegra compagnia di un circo... Da ogni incontro che farà, Olga imparerà qualcosa, anche se in un primo momento non darà peso a ciò che i suoi amici avranno da trasmetterle e, forse, neppure noi. E' questa la magia di Olga di carta: si presenta come una favola, ci avvolge e ci culla in modo materno, con delicatezza, ma sul finale spiazza e sorprende per la sua profondità. E allora, quella che si era presentata come una storia leggera, dolce e spensierata, si trasforma in un insegnamento sempre attuale, perché chi, in fondo, non si è sentito almeno una volta nella vita fragile, diverso, inadeguato proprio come Olga?
La storia di Elisabetta Gnone è un origami: ogni piega nasconde qualcosa, un perché, e tutte le pieghe del foglio nell'insieme danno vita a una creatura meravigliosa, semplice e unica nel suo genere.
La cosa che più mi ha sorpresa durante la lettura del libro è che dietro ogni episodio e ogni pagina si nasconde qualcosa di più, un messaggio tra le righe che gli animi più sensibili non faticheranno a riconoscere. Tramite la storia che Olga racconta agli abitanti di Balicò, la bambina lascia emergere le sue paure, lascia che il dolore fluisca attraverso di lei per parlare di ciò che le fa più male. La sua Olga di carta le permette di esprimere tutti i sentimenti che tiene celati nel cuore e che, con la voce di un personaggio inventato, sono più facili da tirare fuori. 

Questa è una storia vera. 
E' la storia di quando l'orso [...] mi ha tagliata in due e l'Omino a molla mi ha riattaccata con lo scotch [...] ma io dico che quando ti tagliano in due ci vuole qualcosa di forte per tenerti insieme."

Olga di carta, dunque, si presenta davvero complesso, ha una forte valenza metaforica. Tra le tematiche affrontate ritroviamo la diversità, l'amicizia, il saper trovare un posto adatto a noi nel mondo, la famiglia, la perdita, il dolore, la fantasia, l'umiltà...
Olga e Jacques Papier, sebbene appartengano a storie diverse, sono accomunati dal desiderio di cambiare, di essere diversi da quello che sono e di diventare "normali". Ma cosa è normale, in fondo? Cosa significa essere speciali? Sono lezioni che entrambi i protagonisti di questi due romanzi per ragazzi impareranno nel loro fantastico viaggio verso la realizzazione personale, e noi impareremo con loro.

"Cosa dovresti dire, tu, di me, che sono così..."
"Così?"
"Be'... [...] diversa!"
"Siamo tutti diversi in questo mondo" disse Melo. Poi precisò: "Da vicino, perché da lontano, invece, siamo tutti uguali."

Qual è la tua dote? Esiste un'altra persona al mondo come te? Sono queste le domande che vengono poste a Olga di carta durante tutta la narrazione. La bambina troverà le risposte, e voi?

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