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martedì 14 giugno 2016

#SEMEPI: Intervista a d Annalisa di Panesi Editore!


Buon pomeriggio, mie care mele!
Oggi sull'Albero ospitiamo di nuovo l'iniziativa di #SEMEPI, che consiste nel sostenere le piccole case editrici... intervistando direttamente gli editori! (Ve ne ho parlato QUI)
Vediamo quale Casa Editrice conosceremo oggi!



La Casa Editrice

Panesi Edizioni nasce a maggio 2014 con il nome di Kymaera Edizioni. Il nome è cambiato, ma non lo spirito con cui è nata. Spirito che si ritrova nel suo logo, in quel serpente che si morde la coda in un circolo continuo che riporta a sé e all’infinito.
Panesi Edizioni è una nuova casa editrice genovese che opera nel digitale, con un occhio di riguardo ai grandi nomi che hanno reso possibile tutto questo (siamo lettori, prima di tutto).
Panesi Edizioni è una casa editrice che punta fortemente sui giovani talenti, cuore pulsante di ciò che verrà.
Panesi Edizioni è una casa editrice che riposa su valori consolidati, come l’arte, la cultura e la bellezza, e crede, nel suo piccolo, di poterne creare altri.
Panesi Edizioni è un service editoriale e digitale per tutti coloro che vogliano abbandonare la paura del nuovo, mantenendo saldi i principi di qualità, e aprire le porte alle potenzialità dell’e-book reading.
Panesi Edizioni, attraverso le sue teste pensanti, Annalisa e Giulia (sì, sì, vabbé, c'è anche Daniele) non vede i libri come merce, ma come figli da crescere o genitori da accurdire.
Panesi Edizioni, è uno dei possibili passati, ai quali si riallaccia con tre nuove armi: passione, qualità e professionalità.
Panesi Edizioni è uno dei possibili futuri, e vuole portare con sé, in questo viaggio, tutti coloro che credono ancora nella forza e nella bellezza della scrittura.


CONTATTI UTILISito: Panesi Edizioni
Pagina Facebook: Panesi Edizioni
E-mail: info@panesiedizioni.it
Curiosità: sul sito c'è una sezione dedicata a Corsi di formazione, cliccate QUI per saperne di più!

Diamo il benvenuto a Annalisa, l'editrice di Panesi Edizioni!
Ma bando alle ciance: cominciamo subito con le domande.

Cominciamo con una domanda semplice, ma che mi ha sempre incuriosita: qual è il motivo della scelta del nome della Casa Editrice e del logo?La casa editrice prende semplicemente il mio nome, è una mia creatura e in quanto tale si identifica in tutto e per tutto in me. Il logo, a cura della bravissima Ilaria Leopoldo, rappresenta il serpente che si morde la coda in un circolo continuo che riporta a sé e all’infinito, così come l’Arte deve riportare a se stessa così come aprirsi al mondo.
Lasciamo da parte le curiosità e veniamo alle domande tecniche! Qual è la vostra linea editoriale? Di quali generi vi occupate?Prima di tutto siamo lettori, lettori onnivori, e in quanto tali non abbiamo voluto limitare le nostre pubblicazioni ad uno o pochi generi. Da settembre attueremo una modifica radicale delle nostre collane, ma gli unici generi di cui non ci occuperemo più saranno la poesia e la saggistica, eccetto testi riconducibili alle nostre tradizioni liguri, a cui teniamo particolarmente.
Pubblicate solo libri di autori italiani o anche di autori stranieri? Perché questa scelta?Al momento l’unico autore straniero è stato Luca Bortone, scrittore di thriller davvero in gamba. Ma è, per noi, un “falso straniero”, in quanto ticinese di lingua italiana. Al di là di Luca, abbiamo pubblicato due traduzioni in italiano di classici della letteratura, su proposta delle stesse traduttrici: “Storie di numeri di tanto tempo fa” di D.E. Smith a cura di Anna Cascone e “Le anime bianche” di F.H. Burnett a cura di Annarita Tranfici, la primissima traduzione italiana di questo testo poco conosciuto dell’autrice inglese.
Pubblicate cartacei o ebook?La nostra è una casa editrice principalmente digitale, strada su cui puntiamo e in cui crediamo molto. Stampiamo occasionalmente alcuni cartacei in caso di presentazioni o fiere.
Su quale aspetto ponete maggior attenzione per la pubblicazione e/o promozione di un libro?Dipende molto dal genere di libro, cerchiamo innanzitutto di mettere in primo piano l’autore, presentandolo e facendolo conoscere ai lettori. Dopodiché, per la promozione del testo cerchiamo di dare risalto ai suoi punti forti, a ciò che lo caratterizza all’interno di un dato genere ma anche all’originalità che porta in sé.
Qual è la distribuzione della vostra Casa Editrice?Essendo digitali, i nostri libri sono distribuiti in lungo e in largo in tutte le librerie online, italiane e non.
Siamo già giunti all'ultima domanda! Prima di salutarci un'ultima cosa: qual è la qualità indispensabile per un editore? E quali requisiti deve avere un autore per attirare la vostra attenzione?Credo che ogni casa editrice richieda, giustamente, propri requisiti. A noi il testo deve colpire fin da subito come un fulmine a ciel sereno, deve tenerci attaccati allo schermo fino alla fine, con la voglia di “vedere come finisce”. E questo si raggiunge sia attraverso una storia interessante e ben organizzata, sia attraverso una scrittura il più pulita possibile, o almeno curata: i refusi scappano a tutti (pure a noi!), ma presentare un testo ad un editore ricco di errori non è proprio consigliabile!

Grazie mille a Annalisa per averci dedicato parte del suo tempo e aver soddisfatto la nostra curiosità!


Io vi rimando alla pagina Facebook di SEMEPI, ricordandovi che per i prossimi 7 giorni pubblicizzeremo 7 titoli del catalogo della Panesi Edizioni.
Mi raccomando, passate a trovarci!



giovedì 9 giugno 2016

Anteprima: "La Terra delle Storie. Oltre i Regni" di Chris Colfer


Buon pomeriggio, mie care mele!
E' con immenso piacere che vi comunico l'uscita del penultimo libro della serie della Terra delle Storie, scritta da Chris Colfer =D Ho atteso per un anno questa notizia, e finalmente posso dirvi che a breve potremo stringere tra le mani il quarto capitolo di questa appassionante saga!


Titolo: La Terra delle Storie. Oltre i Regni
Autore: Chris Colfer
Editore: Rizzoli
Pagine: 576
Prezzo: 15 euro
Pubblicazione: 16 giugno 2016

Trama: L'Uomo Mascherato minaccia la Terra delle Storie. Sta ad Alex e Conner fermarlo... tranne che Alex è stata espulsa dal Consiglio delle Fate e nessuno vuol credere di essere in pericolo. Con il solo aiuto di Riccioli d'Oro, Jack, Cappuccetto e Mamma Oca, i gemelli Bailey scoprono le trame segrete del nemico: possiede una potente pozione magica che può trasformare ogni libro in un portale, e sta formando un esercito fatto di tutti i peggiori cattivi della letteratura. Inizia così una corsa all'ultimo respiro che passa per i paesi delle storie classiche, dal regno di Oz all'Isola che non c'è, per rincorrere l'Uomo Mascherato e fermare i suoi piani distruttivi.

Curiosi? Io non sto più nella pelle e non vedo l'ora che arrivi la prossima settimana per poterlo stringere tra le mani!

lunedì 6 giugno 2016

Recensione: "Strane creature" di Tracy Chevalier


Bentornate sull'Albero, mie care mele!
Oggi vi propongo la recensione di un romanzo che mi ha sorpresa a suo modo e che ha saputo insegnarmi e trasmettermi qualcosa. Se anche voi l'avete letto, lasciatemi i vostri pareri in un commento =)


Titolo: Strane creature
Autore: Tracy Chevalier
Editore: Neri Pozza Editore
Pagine: 287
Prezzo: 9,00 euro

Trama: È il 1811 a Lyme, un piccolo villaggio del Sussex. Un giorno sbarcano nel villaggio le sorelle Philpot. Vengono da Londra, sono eleganti, vestite alla moda, sono bizzarre creature per gli abitanti di quella costa spazzata dal vento. Margaret, diciotto anni, riccioli neri e braccia ben tornite, sorprende costantemente tutti coi suoi turbanti verdolini sconosciuti alle ragazze di Lyme, che se ne vanno in giro ancora con grevi vestiti stile impero. Louise, meravigliosi occhi grigi e grandi mani, coltiva una passione per la botanica che è incomprensibile in quel piccolo mondo dove alle donne è dato solo di maritarsi e accudire i figli. Ma è soprattutto Elizabeth, la più grande delle Philpot, a costituire un'eccentrica figura in quel paesino sperduto sulla costa. Ha venticinque anni. Dovrebbe comportarsi come una sfortunata zitella per l'età che ha e l'aspetto severo che si ritrova, ma se ne va in giro come una persona orgogliosamente libera e istruita che non si cura affatto di civettare con gli uomini. In paese ha stretto amicizia con Mary Anning, la figlia dell'ebanista. Quand'era poco più che una poppante, Mary è stata colpita da un fulmine. La donna che la teneva fra le braccia e le due ragazze accanto a lei morirono, ma lei la scampò. Prima dell'incidente era una bimba quieta e malaticcia. Ora è una ragazzina vivace e sveglia che passa il suo tempo sulla spiaggia di Lyme, dove dice di aver scoperto strane creature dalle ossa gigantesche, coccodrilli enormi vissuti migliaia di anni fa.

Voto:



Recensione:
Tracy Chevalier è una di quelle autrici di cui ho sempre sentito parlare tanto e bene, tuttavia, non so come mai, provavo una certa ritrosia ad avvicinarmi ai suoi libri. Alla fine, incuriosita dalle voci e dai pareri positivi, mi sono decisa a cercare i suoi libri sul web per sceglierne uno da cui cominciare, e ho scelto "Strane creature", perchè sembrava parlare di argomenti a me cari. Devo dire che le aspettative non sono state tradite, anzi!
La ricostruzione storica attuata dalla Chevalier è a dir poco notevole. L'autrice, infatti, non solo si è basata su una storia vera, ma nel suo romanzo ha dato voce a personaggi realmente esistiti, cercando di immaginarseli come dovevano essere nella realtà.
Sono rimasta molto colpita dalla bravura dell'autrice nella sua tecnica narrativa. Il libro, infatti, è narrato in prima persona dalle due protagoniste, Elizabeth Philpot e Mary Anning.
La prima è una donna che ha ormai superato l'età da marito; rimasta nubile, si trasferisce da Londra nella cittadina di Lyme, sulla costa, insieme alle sue sorelle. Qui, scopre di avere un'innata passione per i fossili, in cui si imbatte per caso sulla spiaggia. Ed è a Lyme che la sua vita si incrocia con quella di Mary Anning, una bambina alle soglie dell'adolescenza, figlia di un ebanista nonché una vera cacciatrice di fossili. Mary ed Elizabeth impareranno molto l'una dall'altra, nell'arco della storia. I loro punti di vista ci vengono svelati a capitoli alterni e, la cosa che ho trovato interessante e che mi ha stupita non poco, è stato il modo in cui questo avviene. Non solo Tracy Chevalier riesce a mantenere il doppio punto di vista senza renderlo banale, incoerente o confusionario, ma l'evoluzione di Mary Anning, bambina all'inizio e donna matura al tramonto della storia, è evidente agli occhi del lettore. In un primo momento, Mary ci parla in modo quasi sgrammaticato, essendo povera e priva di educazione. Sul finire della storia, invece, il suo linguaggio abbandona i modi di dire infantili e si fa più maturo, accorto, quasi dotto.
Per quanto riguarda la storia in sè, se da un libro desiderate avventura e colpi di scena, allora Strane creature non è un libro che fa al caso vostro. Tracy Chevalier riporta la realtà dei fatti per suo interesse storico e documentario; nonostante ciò, ho amato le ambientazioni e la caratterizzazione dei personaggi, soprattutto delle protagoniste. Ho trovato interessanti le informazioni date dall'autrice, a lettura conclusa posso ritenermi in qualche modo arricchita culturalmente. Strane creature è la storia di due donne che vanno contro le regole e l'etichetta della società per inseguire i propri sogni. Le scoperte di Mary Anning, donna e per questo poco considerata dalla comunità scientifica dell'epoca, furono molto utili a Charles Darwin per formulare la teoria dell'evoluzione delle specie. Inutile dire, dunque, quanto il contributo delle due protagoniste del romanzo sia risultato prezioso per le scoperte dell'epoca moderna. Gli studi di Mary ed Elizabeth hanno contribuito a creare il nostro pensiero odierno, scatenando l'ennesima crisi tra scienza e religione. E' stato bello poter assistere da lettrice al cambiamento di un'epoca, con le sue domande sul passato e sul futuro, i dubbi e la sete di conoscenza. Sono tutti aspetti in cui mi sono ritrovata. Sebbene in molti abbiano considerato Strane creature una lettura noiosa, ho saputo apprezzarla proprio per l'amore che l'autrice ha messo nello scriverla. E' encomiabile il lavoro di studio e ricerca condotto per la stesura del romanzo, degno di lode.
Va detto, dunque, che l'approccio con questo libro non debba essere lo stesso riservato a tutti gli altri romanzi: bisogna avvicinarsi a Strane creature di Tracy Chevalier come si farebbe se si fosse pronti a usare una macchina del tempo, perché l'autrice ci mostra con abilità e occhio attento la realtà delle cose, senza perdersi in inutili frivolezze. A tratti mi è sembrato di leggere un classico della letteratura inglese, in particolare un libro di Jane Austen, dato che anche qui risulta prepotente il giudizio della società dell'epoca nei confronti delle donne, in particolar modo di quelle rimaste nubili. Mary Anning ed Elizabeth Philpot sono vissute effettivamente negli stessi anni della Austen, la stessa autrice la cita all'interno delle pagine del romanzo. Non si esclude, dunque, che le donne possano essersi realmente incontrate nella cittadina di Lyme, dove Jane Austen si recò per farsi costruire un mobile dall'ebanista della cittadina marittima. Tale ebanista, altri non era che il padre di Mary, protagonista della storia della Chevalier.
Insomma, gli spunti di riflessione non mancano in questa lettura storica e dal sapore documentario. Leggetela se amate la biologia, i minerali e siete affascinati dai fossili. Leggetela se, come me, avete un po' l'indole dell'archeologo, o se amate le storie ambientate in riva al mare. Strane creature è una lettura che trasmette libertà di pensiero ed espressione, caparbietà e forza di volontà. Se vi avvicinerete a essa con lo spirito giusto, sono certa che non ve ne pentirete e l'apprezzerete così come ho fatto io.
Leggerò sicuramente altro di questa autrice, anzi, non vedo l'ora di gettarmi a capofitto in un nuovo libro di Tracy Chevalier ricco di storia e sentimento.



giovedì 2 giugno 2016

Intervista a Francesca Diotallevi


Bentornate sull'Albero, mie care mele!
Oggi ospito sotto le fronde del Melo una scrittrice italiana di grande talento. Sto parlando di Francesca Diotallevi, autrice di "Dentro soffia il vento" (leggi la mia recensione qui).

1) Ciao Francesca e grazie per aver accettato di essere mia ospite! Dato che non ami le domande di presentazione, proviamo a conoscerti tramite i tuoi romanzi e il rapporto con la scrittura, con una domanda piuttosto classica: come è nata l'idea per Dentro soffia il vento?

Da una fotografia raffigurante una lapide. Mi è bastato leggere ciò che vi era scritto, il modo in cui era scritto, e già stavo immaginando una storia. Questa lapide, collocata nei boschi sopra il piccolo borgo di Saint Rhémy, ultimo villaggio valdostano prima del confine svizzero, parlava di un gruppo di zingari definiti ‘stagnini’ per la loro abilità nel lavorare i metalli, accampati nella foresta e travolti, in una notte di tormenta, da una fatale valanga. Ho unito la curiosità per questo fatto storico al mio amore per la Valle D’Aosta, i suoi luoghi e le sue leggende e ne è venuto fuori questo romanzo che racchiude in sé molto del mio vissuto e delle mie passioni.

2) Essendo scrittrice a mia volta, mi incuriosisce sempre il rapporto che si instaura tra l'autore e i suoi personaggi. È risaputo, infatti, che molti sostengano che siano questi ultimi a “manovrare” l'autore, e non viceversa. Tu che rapporto hai con i tuoi personaggi? Lasci che ti guidino loro nella storia o sei tu la mente e loro il braccio?

Io, di solito, sono l’ultima ruota del carro. Scherzi a parte, è proprio vero che fanno tutto di testa loro. Forse chi non scrive non può capirlo fino in fondo, ma arriva sempre quel magico momento in cui capisci che la storia funziona perché… si scrive da sola. I personaggi hanno trovato la loro voce e non hanno più bisogno che tu gli tenga la mano guidandoli passo passo. Tutto quello che puoi fare, arrivata a questo punto, è mettere il pilota automatico e vedere dove ti porteranno gli amici di carta a cui hai dato forma e che poi hai visto trasformarsi in persone reali che ti tengono compagnia in ogni momento della giornata.

Fiamma e Ribes
3) Come darti torto? La vediamo proprio allo stesso modo! Rimanendo sempre nell'argomento, per i personaggi della tua storia ti sei ispirata a qualcuno di reale?

Nì. Come dicevo sopra, gli zingari sono gli unici personaggi del romanzo ad avere attinenze con la realtà. Tutti gli altri sono forse un miscuglio di persone reali e personaggi letterari incontrati nel corso della mia vita, con qualcosa di me a completare il tutto. Ad Agape, per esempio, ho prestato parte del mio carattere un po’ insicuro, a Yann il fardello della responsabilità che impedisce, a volte, di capire cosa si vuole davvero e andare a prenderselo, dandosi un sacco di inutili scuse. A Fiamma ho dato il mio amore per i libri e le parole, la consapevolezza che solo la conoscenza renda davvero liberi.

4) Sei giovane, eppure la tua scrittura ha dimostrato non poca maturità. Quali autori ti hanno “formata” come scrittrice?

Fin da bambina ho sempre letto moltissimi libri, quindi gli autori che mi hanno influenzato, in vari periodi della mia vita, sono molti e molto diversi tra di loro. Uno dei primi scrittori con cui mi sono confrontata da ragazzina è Stephen King: adoro il suo stile, potrei leggere anche la lista della spesa se a scriverla fosse lui. Generalmente viene etichettato come autore horror/commerciale, ma alcuni suoi romanzi sono delle perle rare, che mi hanno fatto versare calde lacrime. Ci sono poi gli autori classici a cui sono molto legata: Dumas (padre), Flaubert, James, le sorelle Brönte. Per tornare sui contemporanei, invece, cito tre autrici a cui mi sento molto affine come stile e tematiche: Tracy Chevalier, Susan Vreeland e Sarah Waters.

5) Una domanda che si collega alla precedente: quali sono i tuoi libri/autori preferiti?

Uno su tutti è Jane Eyre, di Charlotte Brönte. In questo romanzo c’è tutto ciò che amo trovare in una storia: personaggi complessi, atmosfere cupe, segreti inconfessabili, una grande e sofferta storia d’amore e una protagonista forte, che non si lascia abbattere dalla piega degli eventi. Ma i libri che mi sono entrati nel cuore sono tanti: La ragazza con l’orecchino di perla, Il petalo cremisi e il bianco, Quel che resta del giorno, Il Gattopardo, Rebecca… e la smetto qui, o potrei andare avanti per ore!

6) Parliamo ora del difficile rapporto tra editore e scrittore. Molti autori che attendono di esordire, o comunque emergenti, si chiedono come “farsi notare” dalle grandi case editrici. Tu hai qualche consiglio da dare? Sei stata pubblicata da Mursia, Mondadori Electa e, ora, da Neri Pozza. È stato “facile” (si fa per dire, ovviamente) per te trovare il consenso di un grande editore?

No, non è stato facile. Quando si parla di scrittura si parla di rifiuti, porte sbattute in faccia e gavetta. Tanta gavetta. Il grosso errore (che, peccando di presunzione, ho commesso a mia volta all’inizio della mia carriera) è credere che la pubblicazione sia il punto di arrivo. Niente di più sbagliato, soprattutto se poi ti trovi ad avere a che fare con un editore che non ti supporta come dovrebbe, ma ti lascia un po’ abbandonato a te stesso. Non so quale sia il segreto di certi autori che riescono a farsi pubblicare il primo romanzo da un grosso editore e vendono, da subito, migliaia di copie. Io ho seguito l’iter classico dell’invio del manoscritto e della paziente attesa.
Con Mursia ho mosso i primi passi, poi Mursia mi ha voltato le spalle e ho dovuto ricominciare da zero. Ho aspettato otto mesi una risposta alle numerose mail inviate, in cui proponevo il mio secondo lavoro, che è stato poi accettato da Mondadori Electa. A Neri Pozza sono arrivata grazie a un Premio letterario… insomma, ho avuto le mie gioie, certo, ma anche delle discrete stangate sui denti! Ora però devo dire che grazie a Neri Pozza sento di essere, finalmente, nel posto in cui volevo essere. Ed è una sensazione per cui è valsa la pena fare tanta fatica!

7) Le tre regole (o ingredienti) della scrittura secondo te.

Leggere molto.
Scrivere solo ciò che appassiona. Se quello che state scrivendo annoia persino voi che gli date forma, lasciate perdere.
Tagliare senza remore. Lo so, siamo tutti innamorati di ciò che scriviamo, ma dovremmo imparare a guardare il nostro lavoro con gli occhi di un critico severo, e se qualcosa non convince, eliminarlo senza pietà. La troppa indulgenza verso se stessi, nella scrittura, non paga.

8) Nel tuo romanzo parli della guerra; essa non è mai protagonista, eppure incombe sui personaggi da te creati. Gli hai dedicato poche pagine, che però mi hanno colpita e commossa per la loro intensità. Mi sono chiesta se per scriverle hai attinto da fonti certe: hai riportato esperienze che hai sentito raccontare da familiari? Le hai trovate sui libri?

Le lettere dal fronte sono stata la parte più difficile dell’intero romanzo da scrivere, per due motivi: 1) hanno richiesto una grande documentazione 2) mi hanno sbriciolato il cuore. Ho letto molta corrispondenza di guerra per renderle credibili, alcune cose che descrivo sono fatti realmente accaduti, che mi hanno lasciato addosso per giorni una cappa di tristezza e profondo sconforto per tutte quelle vite spezzate così miseramente. Come dice Raphaël a un certo punto: quello che mi lascia senza parole è stato veder morire così inutilmente.

9) Leggevo in una tua precedente intervista che hai pianto scrivendo alcune scene del romanzo. Prima di tutto, tantissimi complimenti per essere riuscita a trasmettere tutte le tue emozioni nella scrittura, è una cosa che pochi autori sanno fare. Condivido il tuo modo di partecipare ai drammi e alle gioie dei personaggi di cui si scrive, ma ora ti chiedo: come lenisci il dolore, la pena, la tristezza per quello che stai scrivendo? Come contieni la gioia? Se hai un rimedio, ti prego, fammelo sapere, perché a volte mi sento così in colpa per quello che scrivo dei miei personaggi – o, al contrario, così euforica – da incepparmi e non riuscire più ad andare avanti con la scrittura xD

In realtà, non credo serva un rimedio a questo, perché questa capacità di provare emozioni durante la scrittura è ciò che, molto probabilmente, farà funzionare la storia. Per il discorso di prima, cioè che se qualcosa annoia lo scrittore per primo, di certo annoierà a morte anche il lettore, credo che il fatto che lo scrittore sappia commuoversi, o indignarsi, per ciò che ha messo nero su bianco gli conceda buone probabilità di trasmettere queste sensazioni anche ai suoi lettori. Ed è questo che ripaga, alla fine, ogni pena: sapere di essere riusciti a regalare un’emozione autentica.

10) Dentro soffia il vento è ambientato a Saint Rhèmy, in Valle d'Aosta. Dal tuo libro trapela una profonda conoscenza, oltre che a un amore sconfinato, per questo paese incastonato tra i monti. Ci hai vissuto? Come mai hai scelto questa ambientazione?

Ho scelto Saint Rhèmy per via del fatto storico realmente accaduto da cui ho preso spunto per scrivere questa storia, ma in effetti nutro un grande amore per la Valle D’Aosta, che considero un po’ la mia seconda casa, il mio luogo del cuore, quello in cui fuggire quando ho bisogno di staccare la spina. Niente, come i boschi fitti di verde, i profili delle montagne contro il cielo trasparente e il silenzio che regna in quei luoghi sa rimettermi insieme l’anima un po’ accartocciata dal tran tran quotidiano. Non ho mai vissuto a Saint Rhémy, ma vi ho sempre trascorso le mie vacanze.

12) Uno dei personaggi della tua storia è un animale, una volpe per la precisione. Non ho potuto fare a meno di notare, sia in Dentro soffia il vento che nel racconto Le Grand Diable, un rispetto per il mondo animale, una sensibilità non comune a tutti. Vuoi dirci qualcosa al riguardo? Hai animali a casa?

Farò una premessa: uno dei soprannomi affibbiatami, fin da piccola, dai miei parenti, è San Francesco. Io ero la bambina che tornava a casa dalle elementari con la scatola piena di gattini abbandonati che lasciavano nel cortile della scuola, e che nessuno voleva. Quella che recuperava gli uccelli caduti dal nido e li coccolava, quella che divideva la merenda con il cane. Una volta ho messo su anche un allevamento di lumache, quelle che mio nonno trovava nell’orto e di cui tentava di liberarsi con metodi alquanto brutali. Per me gli animali sono sempre stati una costante e una parte fondamentale della mia vita, ne ho avuti tanti, di varie specie, e per loro nutro un amore profondo. Adesso vivo con il mio gatto Ilio, un micio senza un occhietto adottato dal gattile, ma a casa dei miei genitori ho tre cagnoline, anche loro salvate da diverse situazioni difficili. Ho un debole per gli animali sfortunati, quelli che si trovano in difficoltà e hanno bisogno che qualcuno si prenda cura di loro. Come la volpe Ribes della mia storia.

13) Hai altri romanzi in cantiere?

Ho sempre qualcosa che mi frulla per la testa, e nel computer ho una cartella piena di storie iniziate e poi abbandonate per svariati motivi. Ora che ho avuto la fortuna di incontrare il mio editore ideale, ho scoperto che ci troviamo del tutto in sintonia sulla scelta dei soggetti, e questo mi rende libera di lasciar correre la fantasia. Attualmente sto raccogliendo un po’ di materiale per una nuova storia che, se mai vedrà la luce, parlerà di una donna italiana vissuta nel Rinascimento, la cui vita è già un romanzo di per sé e che spero di riuscire a rendere reale quel tanto che basta perché i lettori possano affezionarcisi. Io lo sono già.


L'intervista è finita, ringrazio infinitamente Francesca per la sua disponibilità e gentilezza nel rispondere alle mie numerose domande.
Un abbraccio a tutte voi, care mele! A presto.

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